Apple ha annunciato il 2 ottobre che rafforzerà i controlli sull’accesso completo ai dati dei Mac, perché l’IA sempre più autonoma può minacciare la privacy. Reuters ne ha riferito da San Francisco, tra le proteste su Muse, l’assistente del gruppo di Zuckerberg. La società contesta le accuse di accesso non autorizzato ai messaggi.
Apple spiega che l’accesso completo al disco può eludere molte tutele ordinarie affinché i programmi di backup funzionino. Alcuni sviluppatori usano questa possibilità esponendo file, email, messaggi e cronologia senza piena consapevolezza degli utenti. La società avverte che così è a rischio anche la riservatezza degli interlocutori nelle conversazioni private.
Secondo Reuters, Jason Aten, editorialista di Inc, ha accusato Muse di leggere messaggi privati sul suo Mac, pur non avendo attivato l’accesso completo al disco. L’assistente può disdire abbonamenti inutilizzati e negoziare prezzi. L’accusa è però contestata: non è un accertamento di accesso senza autorizzazione.
Andy Stone, portavoce del gruppo di Zuckerberg, ha dichiarato la settimana scorsa che Muse può leggere i messaggi solo se è attivo sia l’accesso completo al disco sia il connettore Messages, riferisce Reuters. L’adesione è volontaria e si può revocare in qualsiasi momento. La società non ha subito fornito altre dichiarazioni a Reuters.
Apple richiederà un’azione più esplicita prima che un’app ottenga facoltà così ampie. L’obiettivo è far comprendere i rischi a chi deciderà sui propri dati. Non è però indicata una data di rilascio, né è descritta l’interfaccia definitiva dei permessi: restano perciò aperti i dettagli operativi.
Per la società, un’IA più capace e indipendente aumenterà sensibilmente questi rischi. Apple non è andata oltre il comunicato, secondo Reuters. Il prossimo passo sarà la modifica promessa dei controlli di macOS; ciò non significa che le nuove restrizioni siano già disponibili sui computer degli utenti.
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