Un gruppo internazionale di astronomi ha collegato un lampo a raggi X durato quasi dieci minuti a un'esplosione gamma di circa 0,4 secondi. La scoperta è significativa perché indica che alcune collisioni fra astri compatti possono restare attive molto più a lungo del loro primo segnale. Lo studio è apparso il 30 settembre su Science Bulletin, secondo l'Università di Hong Kong, i cui ricercatori hanno partecipato all'analisi.
L'evento è stato rilevato il 4 luglio 2025 ed è chiamato EP250704a nei raggi X e GRB 250704B nei raggi gamma. I brevi lampi gamma sono già spesso associati alla fusione di oggetti compatti, comprese le stelle di neutroni. Finora l'attenzione si è concentrata soprattutto sulla rapida emissione gamma; i telescopi puntati più tardi potevano perdere i primi raggi X, meno energetici.
La missione Einstein Probe, guidata dalla Cina, ha seguito con continuità la sorgente nei raggi X morbidi fin dall'inizio. Space Variable Objects Monitor e Insight-HXMT hanno registrato il lampo gamma. Per studiare la sorgente e la sua distanza, gli scienziati hanno usato anche osservazioni successive da terra, comprese quelle del Very Large Telescope dell'Osservatorio europeo australe.
Secondo l'analisi, è così emerso che il segnale a raggi X è proseguito per circa 560 secondi dopo il breve lampo gamma. Il suo spettro mutevole e le sue rapide variazioni non si accordano con una spiegazione semplice basata soltanto su un normale bagliore residuo. Gli autori interpretano perciò la lunga fase X come una continua emissione di energia dal motore centrale di una fusione di oggetti compatti.
Una stella di neutroni che ruota velocemente ed è dotata di un campo magnetico molto intenso, detta magnetar, è una possibilità come fonte di quell'energia. I ricercatori però non hanno stabilito che sia davvero il residuo di questo evento. L'osservazione non dimostra né che tutti i brevi lampi gamma abbiano una fase X prolungata né quanto sia comune: saranno necessari altri casi.
Lo studio suggerisce che il monitoraggio di vaste aree del cielo nei raggi X morbidi può rivelare fusioni non viste, o descritte solo in parte, dagli strumenti gamma. Gli astronomi avranno così più possibilità e un altro segnale da confrontare con le future rilevazioni di onde gravitazionali e potranno studiare meglio i primi istanti dopo la collisione di astri compatti. Nuove osservazioni serviranno a verificare questa possibilità.
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