Torna alla home Le farfalle riutilizzano gli stessi geni da 120 milioni di anni mentre SPHEREx mappa il ghiaccio cosmico Scienza

Le farfalle riutilizzano gli stessi geni da 120 milioni di anni mentre SPHEREx mappa il ghiaccio cosmico

Pubblicato il 5 maggio 2026 692 visualizzazioni

Uno studio rivoluzionario pubblicato questa settimana rivela che l’evoluzione potrebbe essere molto più prevedibile di quanto gli scienziati credessero in precedenza. I ricercatori hanno scoperto che specie lontanamente imparentate di farfalle e falene hanno riutilizzato in modo indipendente la stessa coppia di geni per generare motivi alari per più di 120 milioni di anni. Ciò è straordinario perché suggerisce che la selezione naturale attinge da un insieme limitato di strumenti genetici piuttosto che inventare soluzioni nuove ogni volta. La diversità biologica, già così sorprendente, risulta dunque più vincolata di quanto si pensasse.

La scoperta sfida le ipotesi consolidate sulla creatività evolutiva. Anziché produrre innovazioni genetiche uniche all’infinito, la natura sembra seguire un copione ricorrente, dispiegando la stessa macchina molecolare attraverso linee evolutive vastamente differenti. I due geni identificati nello studio sono stati reclutati ripetutamente da specie separate da enormi archi di tempo evolutivo. Ciò significa che la possibilità di prevedere i percorsi evolutivi è più concreta di quanto si immaginasse, una verità che trasformerà la biologia moderna.

Nel frattempo, la NASA ha annunciato risultati straordinari dalla sua missione SPHEREx, che è riuscita a mappare il ghiaccio d’acqua attraverso vaste regioni della nostra galassia. Il telescopio spaziale ha confermato che l’acqua, la molecola essenziale per la vita così come la conosciamo, è molto più abbondante nello spazio interstellare di quanto molti modelli prevedessero. Queste molecole d’acqua ghiacciata sono state rilevate in dense nubi molecolari dove nuove stelle e sistemi planetari si stanno formando attivamente. Ciò suggerisce che già nelle fasi iniziali della formazione stellare, la disponibilità di acqua è enorme.

In paleontologia, gli scienziati hanno portato alla luce ossa mascellari contorte appartenenti a un animale precedentemente sconosciuto che viveva circa 275 milioni di anni fa. L’anatomia bizzarra di questa creatura non corrisponde a nessuna specie nota di quell’epoca. I fossili sono stati recuperati da depositi sedimentari e mostrano una struttura a spirale insolita che potrebbe aver svolto una funzione alimentare specializzata. Non è ancora chiaro dove collocare questa entità nell’albero della vita, però la sua unicità è indiscutibile.

Gli astrofisici hanno compiuto progressi anche nella comprensione delle supernove superluminose, le più brillanti esplosioni stellari mai osservate. Un gruppo di ricerca ha identificato il meccanismo specifico che innesca questi eventi straordinari, i quali possono superare in luminosità intere galassie per brevi periodi. I risultati indicano un processo che coinvolge magnetar in rapida rotazione che iniettano un’energia enorme nei detriti in espansione di una stella in collasso, amplificando l’esplosione ben oltre ciò che le sole reazioni nucleari potrebbero produrre. Questa scoperta aprirà nuove possibilità nella comprensione dell’universo.

Sul fronte tecnologico, gli ingegneri hanno sviluppato un nuovo tipo di dispositivo di memoria che potrà risolvere i problemi persistenti di surriscaldamento e consumo eccessivo della batteria nei dispositivi elettronici. Il componente opera secondo un principio fisico fondamentalmente diverso dai chip di memoria convenzionali, consentendogli di immagazzinare e recuperare dati consumando drasticamente meno energia. Se verrà scalato con successo per la produzione commerciale, questa innovazione potrebbe prolungare la durata della batteria negli smartphone e nei computer portatili, riducendo al contempo le sfide di gestione termica che limitano le prestazioni dei processori. La tecnologia è già stata brevettata.

Nel complesso, queste scoperte illustrano come il progresso scientifico continui a rimodellare la nostra comprensione della biologia, dello spazio, della vita antica, della fisica stellare e della tecnologia informatica. Dai modelli prevedibili dell’evoluzione sulla Terra all’abbondanza di acqua nelle nebulose lontane, l’universo si rivela al contempo più vincolato e più generoso di quanto avessimo immaginato. Sarà affascinante vedere ciò che verrà scoperto nei prossimi mesi.

Fonti: ScienceDaily, Science News, Nature, NASA

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