I leader democratici chiedono a un tribunale federale di Washington di fermare gli ordini del governo Trump agli Stati per cancellare elettori iscritti o negare schede prima delle elezioni del 3 novembre. È quanto riferisce Associated Press il 21 ottobre: il ricorso è già stato depositato il 20 ottobre.
La causa è rivolta contro il presidente Donald Trump e i dipartimenti di Giustizia e Sicurezza interna. Tra i ricorrenti figurano i leader democratici al Congresso Chuck Schumer e Hakeem Jeffries, i comitati elettorali per Camera e Senato e l’associazione dei governatori democratici, così come è indicato nell’atto.
Secondo i ricorrenti, le autorità federali hanno minacciato procedimenti penali per premere sui responsabili elettorali statali e locali. Si chiede più tutela contro ordini di negare o separare voti validi, perché l’esecutivo avrebbe oltrepassato la propria autorità. Si tratta però di accuse: non è una conclusione di un giudice.
La California è centrale nella disputa. Per AP, la Giustizia ha già chiesto separatamente di non contare voti postali di persone ritenute probabilmente non cittadine finché il loro status non sia verificato. Il ricorso democratico contesta l’affidabilità delle liste federali, perché vi è il rischio di perdere voti legittimi.
Il governo difende però la propria attività. La Giustizia ha detto ad AP che l’integrità elettorale è una priorità e che le misure hanno base legale e sono discusse in tribunale. Un portavoce della Casa Bianca ha dichiarato ad Axios che l’esecutivo agisce nella legalità contro reati elettorali, frodi e coercizione.
Per AP, il caso è assegnato al giudice capo James Boasberg. Poiché il voto è più vicino, i ricorrenti chiedono ordini che limitino interventi federali e minacce ai funzionari elettorali. Il deposito non può cambiare da sé le regole del voto: sarà l’ulteriore attività del tribunale a determinare le restrizioni richieste.
Commenti