La maggior parte delle specie di api selvatiche analizzate in un nuovo studio europeo, e circa metà di quelle di sirfidi, è in declino nell’occupazione geografica nell’ultimo secolo, secondo la ricerca pubblicata su PNAS il 19 ottobre. Il lavoro è guidato dalla Stazione biologica di Doñana del CSIC spagnolo e individua rischi per la conservazione che l’apparente stabilità dei totali regionali può nascondere.
Il gruppo ha esaminato più di quattro milioni di registrazioni validate dal 1921 al 2020, pari a circa l’88% delle specie note di api e sirfidi in Europa. Secondo il resoconto del CSIC diffuso da SINC, i modelli statistici hanno valutato ricchezza di specie, occupazione geografica, caratteristiche ecologiche e stato di conservazione. L’occupazione è la presenza nei diversi siti: non è un conteggio diretto dei singoli insetti.
Lo studio rileva una minore ricchezza di specie nelle regioni atlantica e continentale per entrambi i gruppi; nelle Alpi è invece emerso un aumento recente per le api. Il primo autore Carlos Martínez-Núñez spiega perché un totale stabile può celare cambiamenti profondi nelle comunità. Una specie può essere ancora presente in Europa, pur essendo già scomparsa da parti del suo precedente areale.
Ainhoa Magrach del Centro basco per il cambiamento climatico ha spiegato a Science Media Centre Spagna che i modelli correggono in parte le variazioni dell’attività di campionamento. Però il nord-ovest è molto più documentato del sud e dell’est, e i dati più antichi sono scarsi. È stato possibile stimare tendenze solo per circa il 40% delle specie, generalmente le più comuni, benché la copertura della banca dati sia più ampia.
Per il CSIC, la contrazione degli areali può indebolire l’impollinazione di ecosistemi e colture. Il gruppo indica perdita di habitat, minori risorse floreali e pesticidi legati all’agricoltura intensiva come pressioni, mentre il cambiamento climatico è una minaccia crescente. Per Magrach, sostituire specie sensibili con altre più resistenti può impoverire le funzioni di impollinazione, anche quando la quantità complessiva di specie varia poco.
Il ricercatore Ignasi Bartomeus afferma nel resoconto del CSIC che le poche estinzioni continentali finora osservate lasciano ancora possibilità di invertire il declino. Il gruppo raccomanda di conservare gli habitat, diversificare i paesaggi agricoli, garantire fiori tutto l’anno e ridurre i pesticidi. La ricerca potrà orientare monitoraggio e conservazione; ulteriori studi esamineranno perché specie e regioni presentano differenze.
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