La Francia mobilita 70.000 poliziotti e gendarmi per i cortei nazionali del 5 novembre, secondo il ministero dell’Interno, mentre sindacati e associazioni contestano le restrizioni. L’annuncio di Laurent Nuñez è di mercoledì. Per l’AFP, i maggiori sindacati chiedono più tutela di salari e posti di lavoro con lo sciopero. Le autorità prevedono più di 220 iniziative pubbliche.
Per il ministero è necessario evitare luoghi sensibili e alcuni centri città, soprattutto dove il 17 ottobre si verificarono incidenti. È richiesto un servizio d’ordine adeguato. Le decisioni locali riflettono i rischi individuati e la polizia proteggerà i cortei autorizzati fino alla fine. È così riproposto il dispositivo già usato il 31 ottobre.
A Parigi le autorità hanno respinto il percorso Bastiglia-Concordia e autorizzato République-Nation. Secondo Le Monde, mercoledì sera il tribunale amministrativo ha confermato l’alternativa, che non è né inadeguata né sproporzionata. Nuñez ha indicato rischi di sicurezza sul tracciato iniziale; i sindacati avevano già portato le loro obiezioni in tribunale.
Un comunicato congiunto del 4 novembre, pubblicato dalla Lega dei diritti umani, riferisce inoltre che sette organizzazioni chiedono al Consiglio di Stato turni giudiziari che garantiscano la possibilità di ricorsi effettivi. Secondo loro, i divieti tardivi lasciano troppo poco tempo perché sia possibile contestarli. Tra i firmatari ci sono CGT, FSU e Solidaires, avvocati e rappresentanti degli studenti.
Le associazioni accusano anche il governo di usare controlli individuali antiterrorismo perché gli attivisti non possano raggiungere i cortei. Si tratta delle accuse del comunicato. Per il ministero la priorità è garantire marce pacifiche e prevenire violenze. Il 23 ottobre il Consiglio di Stato ha precisato che ogni divieto deve essere necessario e proporzionato ai rischi del singolo raduno. Giovedì i cortei si svolgono così nel conflitto fra sicurezza e libertà civili.
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