Il Kenya ha confermato il terzo caso di Ebola il 16 ottobre 2026: una donna di 65 anni ha sviluppato sintomi mentre era già in quarantena, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità e le autorità sanitarie keniane. È una parente stretta dei primi due pazienti. Il bilancio è di tre casi confermati e un decesso.
The Standard, citando il ministero della Sanità, riferisce febbre, mal di gola e malessere. La positività è confermata dal Laboratorio nazionale di riferimento per la virologia e dall’Istituto keniano di ricerca medica. La donna è assistita con cure di supporto in un’unità di malattie infettive; il secondo paziente, un uomo di 39 anni, è stabile.
Secondo l’OMS, il primo paziente era tornato dalla Repubblica democratica del Congo ed è morto il 5 ottobre. Al 16 ottobre, 127 dei 130 contatti identificati erano già in quarantena. Il controllo è quotidiano, su temperatura e sintomi, per 21 giorni: è il periodo massimo d’incubazione. Per The Standard, è ancora in corso la ricerca degli altri tre contatti.
L’OMS precisa che non è autorizzato alcun vaccino né trattamento specifico per Ebola Bundibugyo, però in Congo sono già in corso sperimentazioni. L’assistenza precoce, con liquidi e cura dei sintomi, dà più possibilità di sopravvivenza. Il contagio può avvenire attraverso sangue, fluidi corporei infetti od oggetti contaminati, anziché attraverso l’aria.
Il ministero della Sanità non rileva prove di trasmissione comunitaria: entrambi i nuovi pazienti sono collegati al caso importato. L’OMS spiega che non vi è contagiosità prima dei sintomi. Perciò individuare la malattia in quarantena può limitare l’esposizione; resta però la possibilità di altri casi tra i contatti sotto sorveglianza, secondo le autorità.
L’OMS continuerà ad aiutare le équipe nazionali e delle contee nelle attività di tracciamento e quarantena. Per il ministero, il Kenya è aperto a viaggi, commercio e riunioni pubbliche. L’OMS è contraria a chiusure delle frontiere o restrizioni commerciali mentre proseguirà la sorveglianza.
Commenti