La NASA ha riferito il 20 ottobre che un modello aggiornato suggerisce un contributo più alto del ghiacciaio antartico Thwaites all’innalzamento marino rispetto ad alcune stime precedenti. La ricerca è stata pubblicata il 12 ottobre su Nature Communications: a clima costante, il contributo potrà raggiungere circa 30 millimetri entro il 2100, quasi il doppio della media di un confronto precedente fra modelli. È una cifra relativa al solo Thwaites, non all’aumento globale complessivo.
Lo studio coinvolge ricercatori dell’Università della California a Irvine, del Jet Propulsion Laboratory della NASA e del Dartmouth College. Per la NASA, la novità principale è la rappresentazione del passaggio dal ghiaccio appoggiato al terreno a quello galleggiante. Anziché un confine netto, il modello include una zona in cui l’acqua marina penetra per chilometri sotto il ghiaccio ancorato: così il calore può favorire una fusione più intensa.
Il gruppo ha confrontato le simulazioni con osservazioni satellitari di arretramento, assottigliamento e accelerazione del ghiacciaio dal 1996 al 2023. Secondo l’articolo, senza una zona di ancoraggio la probabilità di riprodurre le tendenze storiche è quattro volte più bassa. UC Irvine spiega che i satelliti radar ICEYE hanno già aiutato a chiarire come le maree sollevino il ghiaccio, consentendo così all’acqua di penetrare al di sotto.
I risultati collegano inoltre il futuro arretramento all’appoggio del ghiacciaio su rilievi sottomarini. Per UC Irvine, nelle simulazioni con una zona larga da quattro a sei chilometri la probabilità di distacco dalla dorsale Mouginot entro il 2100 è circa il 60 per cento. La stima più alta è di circa 30 millimetri, con un’incertezza di sei millimetri. Si tratta però di risultati condizionati del modello: non vi è né un esito garantito né una prova di collasso improvviso.
La NASA afferma che il lavoro può migliorare le informazioni per le regioni costiere esposte a mari più alti. La qualità delle proiezioni è però soggetta a limiti: gli autori mantengono fissa la lunghezza della zona di ancoraggio e non includono alcune interazioni fra l’oceano e la cavità variabile sotto il ghiaccio galleggiante. Sarà necessario rappresentare come evolve tale zona; un’attività osservativa più ampia potrà inoltre aiutare a verificare le proiezioni.
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