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La nuova molecola OLE riprogramma le cellule immunitarie del cervello per combattere l'Alzheimer

Pubblicato il 20 giugno 2026 650 visualizzazioni

Ricercatori in Spagna e Svizzera hanno identificato una nuova molecola promettente chiamata OLE, ossia N-oleoil-Leucina, che è in grado di riprogrammare le cellule immunitarie del cervello per combattere la malattia di Alzheimer. Lo studio, pubblicato il 19 giugno 2026, è già considerato una svolta nella ricerca, poiché offre nuove possibilità terapeutiche là dove decenni di sviluppo farmaceutico hanno in gran parte fallito.

La molecola deriva dal gene PM20D1, già identificato come fattore protettivo contro la malattia. L'OLE agisce ripristinando le microglia, cioè le cellule immunitarie residenti del cervello, riportandole a uno stato più protettivo e funzionale. In condizioni normali, le microglia fungono da prima linea di difesa cerebrale contro le sostanze nocive, però nei pazienti affetti da Alzheimer queste cellule diventano spesso disfunzionali e non riescono più a eliminare le placche tossiche di beta-amiloide.

Dopo il trattamento con OLE negli esperimenti di laboratorio, le microglia riprogrammate hanno mostrato un cambiamento notevole nel comportamento. Sono migrate attivamente verso le placche di beta-amiloide e hanno formato una barriera protettiva attorno a esse, riducendo così il contatto diretto tra le placche tossiche e i neuroni circostanti. Questa funzione è di importanza fondamentale, perché impedisce alle placche di causare ulteriori danni al tessuto cerebrale sano.

Nei modelli animali della malattia di Alzheimer, il trattamento con OLE ha portato a una riduzione misurabile dell'accumulo di placche tossiche e a un significativo miglioramento delle prestazioni mnemoniche nei test comportamentali. Gli animali trattati hanno mostrato una migliore capacità di navigazione spaziale e di memoria, il che suggerisce che gli effetti della molecola si traducono in benefici cognitivi concreti e già osservabili.

La ricerca è stata guidata da José Vicente Sánchez Mut presso l'Istituto di Neuroscienze, un centro congiunto del Consiglio Nazionale delle Ricerche spagnolo e dell'Università Miguel Hernández di Elche, insieme a Johannes Gräff dell'École Polytechnique Fédérale de Lausanne in Svizzera. La collaborazione tra queste due prestigiose istituzioni ha riunito competenze in epigenetica, neuroinfiammazione e neuroscienze molecolari, aprendo così nuove possibilità di comprensione della malattia.

I risultati evidenziano il potenziale dell'OLE come nuova strategia terapeutica contro l'Alzheimer, una patologia che colpisce attualmente circa 55 milioni di persone in tutto il mondo, con cifre destinate a triplicarsi entro il 2050. I trattamenti attuali possono solo rallentare modestamente il declino cognitivo, perciò la scoperta di una molecola capace di riprogrammare le cellule immunitarie per attaccare le placche apre una via del tutto nuova e già promettente.

Sebbene i risultati siano molto incoraggianti, i ricercatori hanno sottolineato che resta ancora molto lavoro prima che l'OLE possa arrivare agli studi clinici sull'uomo. Il gruppo di ricerca intende studiare il profilo di sicurezza della molecola, il dosaggio più adeguato e i meccanismi di somministrazione al cervello, oltre a verificare se i suoi effetti si mantengono nel lungo periodo. Se avrà successo, l'OLE potrà cambiare radicalmente il modo in cui si affronta la malattia di Alzheimer.

Fonti: ScienceDaily, Medical Xpress, Inside Precision Medicine, ANI News

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