L’australiana Firmus, società di centri dati per l’IA, ha ritirato il 9 ottobre 2026 la quotazione prevista da 5 miliardi di dollari USA, riferisce Reuters. La società è sostenuta da Nvidia e cercherà capitali privati, mentre è più attento l’esame degli investitori su costi e valore delle infrastrutture di intelligenza artificiale.
In una nota ripresa da ABC e BBC, Firmus cita la volatilità dei mercati: l’offerta non riflette attività e prospettive di crescita. La società puntava a un valore di circa 44 miliardi di dollari australiani, a 11 dollari australiani per azione. Per Reuters sarebbe stata la seconda più grande quotazione australiana: è questa la portata dell’operazione ritirata.
Il portafoglio è di sette impianti IA in Australia, Singapore, Indonesia e Malaysia, secondo il sito citato da ABC. Due sono già attivi in Australia e Singapore; cinque sono in sviluppo, con l’obiettivo di entrare in attività entro 24 mesi. Si tratta però di obiettivi: la capacità non è già disponibile.
John Pearce, responsabile investimenti di UniSuper, ha detto, secondo ABC, che il fondo non investirà direttamente per via della valutazione. È preoccupato anche dalla possibilità di ricorrere più volte a debito e capitale per l’espansione. Il punto è così la quantità di risorse necessarie affinché i progetti informatici diventino infrastrutture operative.
Il ritiro sposta dal mercato pubblico australiano una grande raccolta per l’IA. Reuters segnala una domanda debole, mentre per la società la ragione è nelle condizioni di mercato. È quindi distinta la perplessità degli investitori sull’offerta dalla valutazione che Firmus dà delle proprie prospettive di attività.
Firmus esplorerà capitali privati e altre possibilità di mercato e aggiornerà gli azionisti sui progressi. Una persona coinvolta ha detto a Reuters che a un finanziamento privato seguirà una quotazione al Nasdaq. La società non ha però commentato tale possibilità: la quotazione USA non è perciò confermata.
Commenti