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Studio collega i voli spaziali lunghi a più fratture dell'anca negli astronauti

Pubblicato il 1 ottobre 2026 0 visualizzazioni

Gli astronauti rimasti nello spazio per più di 90 giorni hanno registrato, dopo il ritorno sulla Terra, un tasso di fratture dell'anca più elevato rispetto a chi ha svolto missioni più brevi. È il risultato di uno studio pubblicato il 1° ottobre su Mayo Clinic Proceedings. I ricercatori del Johnson Space Center della NASA hanno esaminato le cartelle degli astronauti statunitensi. Si tratta di un'associazione statistica: il numero limitato di persone rende però meno precisa la stima del rischio.

L'esposizione prolungata alla microgravità riduce il carico su ossa e muscoli. Gli scienziati documentano da tempo la perdita di massa ossea durante i voli spaziali, ma ci sono meno dati sulle fratture che potrebbero comparire anni dopo. La nuova analisi è concentrata sui periodi successivi alle missioni lunghe, mentre la NASA e gli operatori commerciali preparano viaggi più estesi oltre la Terra.

Il gruppo ha esaminato le fratture segnalate durante le visite cliniche annuali degli astronauti. Ha confrontato i periodi precedenti a qualunque volo, quelli successivi a missioni inferiori a 90 giorni e quelli dopo almeno una missione più lunga. I ricercatori hanno usato modelli statistici bayesiani per considerare sia la piccola popolazione sia la diversa durata dei controlli. Non è emerso un tasso più alto per tutte le fratture considerate insieme; per l'anca, però, il tasso è risultato maggiore dopo le missioni lunghe.

Lo studio riferisce inoltre che tali fratture dell'anca sono comparse a età più giovani di quelle attese nella popolazione generale. Secondo gli autori, ciò richiede un'indagine più approfondita sulla salute delle ossa nel tempo. Un editoriale collegato avverte che gruppi ridotti e voli rari rendono le stime incerte. I risultati, perciò, non dimostrano che un volo preciso abbia causato una singola frattura né quantificano il rischio delle future missioni.

Secondo i ricercatori, una normale misurazione della densità ossea può non rilevare cambiamenti della struttura dell'osso importanti per il rischio di frattura. La NASA ha già iniziato a usare tomografie computerizzate più dettagliate prima e dopo i voli, secondo la nota sullo studio. Gli studiosi propongono di valutare insieme massa, densità e struttura interna delle ossa, così da capire quando gli astronauti si siano ripresi abbastanza per attività impegnative.

Il gruppo chiede più sorveglianza e studi sulle misure protettive, tra cui esercizio, alimentazione e farmaci, prima di missioni lunari più lunghe e di eventuali viaggi verso Marte. Questo studio non ha dimostrato l'efficacia di alcun trattamento specifico nel prevenire le fratture dell'anca. La conseguenza immediata è la necessità di seguire la salute ossea dopo il rientro, oltre che durante la permanenza nello spazio.

Fonti: Mayo Clinic Proceedings, DOI 10.1016/j.mayocp.2026.06.025; Elsevier study announcement via EurekAlert; NASA Technical Reports Server

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