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L’Uganda dichiara conclusa l’epidemia di Ebola del 2026

Pubblicato il 29 luglio 2026 779 visualizzazioni

L’Uganda ha dichiarato conclusa martedì 28 luglio l’epidemia di Ebola del 2026, poiché tutte le persone identificate come contatti hanno già completato il monitoraggio e la sorveglianza più intensa non ha rilevato trasmissioni comunitarie senza spiegazione. Il ministero della Salute ha registrato 20 infezioni confermate, cioè 15 casi importati e cinque locali, con 18 guarigioni e due decessi.

L’epidemia è stata causata dal tipo Bundibugyo del virus Ebola ed è stata confermata il 15 maggio, dopo l’arrivo di persone infette dalla vicina Repubblica Democratica del Congo in cerca di cure. Le autorità ugandesi hanno sempre descritto i casi come parte dell’emergenza transfrontaliera più ampia, concentrata nella provincia orientale congolese dell’Ituri, dove la trasmissione è tuttora attiva.

Il ministero ha spiegato che il Paese può chiudere l’episodio perché la catena d’importazione è pienamente documentata, tutti i contatti identificati hanno svolto la quarantena istituzionale e hanno completato i 21 giorni di controllo senza ulteriori contagi. Il quadro del 28 luglio riportava zero ricoveri e zero contatti attivi, 2.482 persone sottoposte a test, 604 segnalazioni e 5.465 viaggiatori controllati ai punti d’ingresso.

L’OMS aveva affermato il 16 luglio che le dimissioni dell’ultimo paziente avviavano il consueto conteggio di 42 giorni, pari a due periodi massimi d’incubazione, e che un altro caso importato lo avrebbe azzerato. La dichiarazione successiva cita però l’origine documentata delle infezioni e il monitoraggio già concluso. La sorveglianza sarà ancora necessaria, poiché l’epidemia regionale non è finita.

La risposta dell’Uganda ha incluso test di laboratorio, attività cliniche, tracciamento, controllo delle infezioni, comunicazione con le comunità e cooperazione con il Congo. L’OMS ha schierato circa 70 esperti tecnici, mentre la sorveglianza ha coperto 36 distretti ad alto rischio e 38 punti d’ingresso. Per il virus Bundibugyo non c’è un vaccino approvato né una terapia specifica; perciò diagnosi e isolamento rapidi sono attività di qualità essenziale.

La dichiarazione è un risultato nazionale, però non chiude l’emergenza regionale. Il Congo continua a segnalare migliaia di casi e decessi, secondo le autorità e Associated Press, mentre l’insicurezza rende più difficile il lavoro nelle aree colpite. L’Uganda manterrà così la capacità operativa alle frontiere e un piano di sei mesi, affinché nuove segnalazioni o infezioni importate possano essere verificate con rapidità.

Fonti: Uganda Ministry of Health, Uganda Media Centre, World Health Organization Regional Office for Africa, Associated Press

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