Le forze armate degli Stati Uniti sono già in linea con il programma per ritirare tutto il personale rimasto in Iraq entro il 30 settembre, hanno riferito mercoledì funzionari statunitensi e iracheni. Si chiuderà così una presenza militare iniziata con l'invasione del 2003. Il primo ministro Ali al-Zaidi ha definito la data fissa e definitiva dopo l'incontro a Baghdad con l'ammiraglio Brad Cooper, comandante del Comando centrale statunitense, secondo il suo ufficio e l'Associated Press.
Un funzionario statunitense ha confermato separatamente all'AP che Washington prevede di completare il ritiro entro quella data, però non ha precisato quanti militari siano ancora presenti né dove potranno essere trasferiti. Due funzionari curdi iracheni hanno dichiarato che il movimento di personale e attrezzature da Erbil è già iniziato circa tre settimane fa. Le truppe avevano lasciato l'anno scorso le basi nella maggior parte dell'Iraq, mantenendo però una presenza nella regione curda semiautonoma.
Washington e Baghdad concordarono nel 2024 la riduzione graduale della missione della coalizione guidata dagli Stati Uniti contro il gruppo Stato islamico. A luglio il governo statunitense ha ribadito che l'operazione Inherent Resolve finirà il 30 settembre e che le forze irachene, compresi i peshmerga e le altre unità curde, guideranno la lotta ai militanti. Le basi settentrionali subiscono attacchi ripetuti da quando Stati Uniti e Israele hanno iniziato la guerra con l'Iran il 28 febbraio.
Il ritiro chiude un altro capitolo di una presenza che nel 2007 superò i 170.000 soldati statunitensi, nel periodo più intenso delle attività di controguerriglia. Le ultime truppe da combattimento partirono nel dicembre 2011, ma tornarono su invito di Baghdad nel 2014, perché lo Stato islamico aveva conquistato vaste aree dell'Iraq e della Siria. Dopo la perdita del territorio controllato dal gruppo, le operazioni di combattimento finirono nel 2021; circa 2.500 militari rimasero per l'addestramento e l'attività antiterrorismo congiunta.
La scadenza di settembre avrà anche importanti conseguenze interne. Al-Zaidi ha ordinato ai gruppi armati fuori dal controllo statale di consegnare le armi entro lo stesso giorno, poiché la partenza delle forze straniere elimina la loro dichiarata giustificazione. L'AP riferisce però che alcune potenti fazioni sostenute dall'Iran non intendono disarmarsi. È perciò incerta la possibilità che Baghdad rispetti questa scadenza parallela, mentre sarà più importante la qualità della transizione della sicurezza.
I funzionari hanno spiegato che la prossima fase dei rapporti tra Stati Uniti e Iraq darà priorità ai legami economici e alla cooperazione bilaterale per la sicurezza, basata su sovranità e interessi comuni. Le prove immediate saranno un ritiro senza interruzioni, la protezione della regione curda, il contenimento delle cellule dello Stato islamico e la capacità del governo di porre le armi non statali sotto la propria autorità dopo il 1º ottobre.
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