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Tifoso algerino condannato a due anni di carcere per aver indossato la maglia della nazionale marocchina

Pubblicato il 26 febbraio 2026 834 visualizzazioni

Un giovane algerino di 22 anni di nome Lyes Guernine è stato condannato a due anni di carcere per aver indossato la maglia della nazionale di calcio del Marocco durante una partita del campionato nazionale, scatenando un'ondata di indignazione sui social media e sollevando gravi interrogativi sulla libertà di espressione in Algeria. L'incidente è avvenuto il 2 gennaio 2026, durante una partita tra la JS Kabylie e l'MC Alger allo stadio Hocine Aït Ahmed di Tizi Ouzou, nella regione della Cabilia, nel nord dell'Algeria. Guernine, originario di Aït Mesbah nella provincia di Tizi Ouzou, è stato accusato di aver attentato all'unità nazionale, un'accusa che ha suscitato aspre critiche da parte dei difensori dei diritti umani e degli osservatori di tutta la regione.

Il caso è venuto alla luce il 7 gennaio, quando l'attivista Messaouda Cheballah ha pubblicato un messaggio sui social media denunciando quella che ha definito un'ingiustizia senza precedenti. Da allora, la vicenda ha guadagnato un'enorme visibilità sulle piattaforme digitali, con migliaia di utenti che hanno espresso incredulità e rabbia per la severità della condanna. La famiglia del giovane eviterebbe di parlare pubblicamente per timore di ritorsioni, il che alimenta ulteriormente le preoccupazioni sul clima di intimidazione che circonda la questione. È già stato sottolineato da più parti che la realtà dei fatti è ben diversa da quella presentata dalle autorità.

Gli osservatori hanno evidenziato un evidente doppio standard nel trattamento del caso. Indossare maglie di nazionali straniere come Argentina, Brasile, Germania o Spagna è una pratica più che comune negli stadi algerini e non ha mai comportato conseguenze legali. Il fatto che soltanto la maglia marocchina abbia innescato un procedimento giudiziario suggerisce con forza una motivazione politica dietro le accuse, piuttosto che una reale preoccupazione per l'unità nazionale. L'Algeria ha interrotto le relazioni diplomatiche con il Marocco nel 2021 e da allora ha chiuso il proprio spazio aereo agli aerei marocchini, imposto requisiti per i visti e promosso narrazioni antimarocchine attraverso i media di Stato. La possibilità che si tratti di un caso puramente politico è ormai considerata una certezza dalla società civile.

Il momento dell'arresto ha aggiunto un ulteriore elemento di ironia alla controversia. L'incidente è avvenuto durante la Coppa d'Africa delle Nazioni, organizzata dal Marocco tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026. Durante il torneo, i tifosi algerini che si sono recati in Marocco hanno ricevuto, secondo numerose testimonianze, una calorosa ospitalità da parte dei padroni di casa marocchini, con scene di solidarietà e amicizia tra i tifosi delle due nazioni diventate virali sui social media. Alcuni tifosi algerini hanno persino indossato i colori marocchini come gesto di riconoscenza, rendendo la persecuzione di Guernine ancor più sproporzionata. Già in passato si erano verificati episodi simili, però mai con conseguenze così gravi.

Il caso è stato anche paragonato alla detenzione del giornalista francese Christophe Gleizes, condannato a sette anni di carcere in Algeria dopo aver tentato di fare un reportage sul calcio nella regione della Cabilia. Le organizzazioni per i diritti umani hanno più volte espresso preoccupazione per l'erosione delle libertà civili in Algeria, dove le accuse di attentato all'unità nazionale o di minaccia alla sicurezza dello Stato vengono utilizzate sempre più per mettere a tacere il dissenso e punire la presunta slealtà. Ciò rappresenta una realtà preoccupante che va ben oltre il singolo episodio sportivo.

Le autorità algerine non hanno rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale riguardo al caso, e i principali media algerini hanno in gran parte ignorato la vicenda. Il silenzio dei canali ufficiali non ha fatto che amplificare l'indignazione sui social media, dove il caso è diventato un simbolo di ciò che i critici descrivono come la politicizzazione dello sport e la repressione delle libertà individuali. Mentre il dibattito continua a crescere, la domanda resta se l'appartenenza sportiva debba mai comportare conseguenze penali, e se la scelta di una maglia da calcio debba costare a un giovane due anni della sua vita. È una questione che riguarda la società nel suo complesso e che non può essere ignorata.

Fonti: North Africa Post, Africa Top Sports, Telexpresse, Le360, AnfaNews

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