Le autorità della Repubblica Democratica del Congo stanno portando nei villaggi il fulcro della risposta, poiché l'epidemia di Ebola continua a correre più della sorveglianza e dell'assistenza. I dati governativi citati giovedì dai Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie indicano già 6.250 casi confermati e 3.039 decessi da metà maggio, in 60 zone sanitarie di sei province.
Africa CDC ritiene che l'epidemia, causata dal virus Bundibugyo, non abbia ancora raggiunto il picco. Insicurezza, sfollamenti e intensi movimenti della popolazione nell'est del Congo rendono più difficile l'attività di risposta, soprattutto nell'Ituri, che è l'epicentro. L'Organizzazione mondiale della sanità ha riferito che lì si concentra l'85% dei casi e l'88% dei decessi, mentre sfiducia e infrastrutture danneggiate isolano varie comunità.
La strategia rivista dà più responsabilità ai leader locali e agli operatori sanitari dei villaggi per la diagnosi precoce, l'invio dei pazienti e l'informazione pubblica. Secondo Associated Press, almeno il 63% dei decessi dell'ultima settimana è avvenuto fuori dai centri Ebola. Segnalazioni tardive e morti nelle comunità accrescono il pericolo, perché il virus può diffondersi con il contatto diretto con i fluidi corporei di malati o defunti.
Il tracciamento dei contatti è però una criticità decisiva. Le squadre hanno seguito l'81% delle persone già elencate, ma Africa CDC calcola che i casi recenti avrebbero dovuto generare circa 97.600 contatti, cioè una media di 60 per ogni caso confermato. È stato tracciato soltanto il 19% del totale previsto; perciò molte catene di trasmissione potrebbero essere ancora invisibili a chi coordina la risposta.
La capacità di cura e isolamento è salita a più di 1.300 letti in 49 strutture, con 869 pazienti e un'occupazione di circa il 67%, secondo le agenzie sanitarie. L'OMS afferma che una rete di 24 laboratori può eseguire 3.000 test al giorno. Ha inoltre inviato più di 330 tonnellate di forniture d'emergenza e oltre 300 esperti, però alcuni centri sono già saturi o restano inaccessibili.
L'OMS e i partner stanno valutando terapie e possibili vaccini, perché non c'è un vaccino autorizzato specifico contro Bundibugyo. Due candidati sono in studi di sicurezza nel Regno Unito e in Canada, mentre si verifica la possibilità che il vaccino approvato contro Ebola Zaire dia protezione incrociata. Le prove di efficacia in Congo potranno iniziare a ottobre o novembre. Il piano governativo di sei mesi richiede 1,3 miliardi di dollari: fiducia, tracciamento più rapido e finanziamenti continui saranno perciò essenziali.
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