Gli scienziati del clima hanno confermato che El Nino tornerà nel 2026, aggravando le tendenze di riscaldamento già in atto e sollevando allarmi sulla possibilità di un altro anno di temperature estreme in tutto il mondo. L'annuncio arriva mentre gli ultimi undici anni sono stati confermati come gli undici più caldi mai registrati, e il 2025 è stato ufficialmente dichiarato il terzo anno più caldo nella storia dell'umanità, quando le attività umane hanno spinto il riscaldamento globale a 1,37 gradi Celsius al di sopra dei livelli preindustriali.
L'Organizzazione Meteorologica Mondiale ha dichiarato che è praticamente certo che il 2026 si classificherà tra i dieci anni più caldi mai registrati, e potrà potenzialmente raggiungere i primi cinque, a seconda dell'intensità del fenomeno El Nino in arrivo. El Nino, un fenomeno climatico naturale caratterizzato dal riscaldamento delle acque superficiali dell'Oceano Pacifico, amplifica tipicamente le temperature globali e altera i regimi meteorologici su più continenti. Combinato con gli effetti persistenti delle emissioni di gas serra, il risultato potrà essere un anno particolarmente devastante per le comunità e gli ecosistemi più vulnerabili.
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha lanciato un severo avvertimento sulla traiettoria del riscaldamento globale, osservando che un temporaneo superamento della soglia critica di 1,5 gradi stabilita dall'Accordo di Parigi è ormai sempre più probabile. Guterres ha sottolineato che, sebbene una violazione temporanea non significhi che l'obiettivo sia definitivamente perso, ciò dovrebbe servire come un urgente campanello d'allarme affinché governi e industrie accelerino i loro impegni nella riduzione delle emissioni. È già evidente che questa è la sfida più importante della nostra epoca.
Il ritorno di El Nino porterà probabilmente condizioni di siccità intensificata in parti del Sud-Est asiatico, dell'Australia e dell'Africa meridionale, aumentando al contempo i rischi di precipitazioni e inondazioni in Sud America. I sistemi agricoli già sotto pressione per anni di riscaldamento potrebbero affrontare ulteriori difficoltà, minacciando la sicurezza alimentare di milioni di persone. Gli ecosistemi marini, in particolare le barriere coralline che si stanno ancora riprendendo dai recenti eventi di sbiancamento di massa, dovranno affrontare un rinnovato stress termico che potrà spingerli oltre la loro capacità di recupero.
Tuttavia, in mezzo a questi avvertimenti, un importante rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente ha identificato segnali incoraggianti che indicano l'emergere di punti di svolta positivi nella transizione globale verso l'energia pulita. Il rapporto sottolinea che le tecnologie per le energie rinnovabili, i veicoli elettrici, le pratiche di edilizia sostenibile e i sistemi alimentari a base vegetale stanno raggiungendo livelli di prezzo e di scala tali da renderli competitivi rispetto alle controparti fossili. I costi dell'energia solare ed eolica sono diminuiti di oltre l'80 per cento nell'ultimo decennio, e ciò rappresenta già una realtà consolidata.
Gli scienziati sottolineano che, sebbene il ritorno di El Nino e il riscaldamento continuo presentino sfide serie, il dispiegamento accelerato delle tecnologie pulite offre un percorso credibile per limitare i peggiori impatti del cambiamento climatico. I prossimi mesi saranno cruciali, poiché le nazioni si preparano agli estremi di temperatura previsti lavorando contemporaneamente per consolidare i progressi già compiuti nel dispiegamento dell'energia pulita. La corsa fra l'aggravarsi degli impatti climatici e la diffusione di soluzioni non è mai stata così urgente, e sarà decisiva per il futuro del pianeta.
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