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Giudice federale blocca in tutti gli Stati Uniti le restrizioni di Trump sul voto postale

Pubblicato il 12 agosto 2026 737 visualizzazioni

Una giudice federale di Boston ha emesso martedì un'ingiunzione preliminare valida in tutto il Paese, vietando al servizio postale statunitense e ad altri funzionari federali di applicare le principali norme sul voto per posta contenute nell'ordine firmato a marzo dal presidente Donald Trump. La decisione è già valida per le elezioni di metà mandato del 3 novembre 2026 e per qualsiasi consultazione federale precedente. La protezione sarà perciò più ampia dei 23 Stati a guida democratica e del District of Columbia coperti da una sentenza anteriore.

La giudice distrettuale Indira Talwani si è pronunciata in una causa promossa dalla League of Women Voters e da altre organizzazioni per i diritti elettorali. L'ordine voleva coinvolgere il servizio postale nella verifica di chi può ricevere e restituire una scheda, mentre le agenzie federali avrebbero creato elenchi basati sulla cittadinanza. Talwani ha concluso che l'esecutivo non ha autorità per disciplinare le elezioni e ha rilevato che l'amministrazione non ha difeso la costituzionalità dell'ordine in questa causa.

L'ingiunzione impedisce alle autorità federali di rifiutare il trasporto delle schede postali o per assenti e di completare, per questo ciclo, le regole richieste dall'ordine presidenziale. Restano però possibili indicazioni postali non vincolanti sulle buste e l'assistenza federale sulla verifica dell'idoneità, purché uno Stato la richieda entro i poteri concessi dal Congresso. Axios ha riferito che la sentenza nazionale blocca la componente postale centrale in ogni Stato, non più soltanto nelle giurisdizioni coinvolte nella prima realtà processuale.

Talwani ha sottolineato che le elezioni sono ormai a meno di 90 giorni e ha stabilito che cambiare le regole così vicino al voto può creare confusione, difficoltà operative e una minore fiducia pubblica. L'ordine di marzo avrebbe richiesto attività coordinate tra Stati, banche dati federali e operazioni postali. Gli amministratori elettorali e i ricorrenti hanno sostenuto che elenchi federali incompleti potrebbero escludere cittadini aventi diritto e interferire con sistemi che gli Stati gestiscono già.

La Casa Bianca ha dichiarato che l'amministrazione continuerà a perseguire legalmente l'agenda sulla sicurezza elettorale promossa da Trump durante la campagna. Ha inoltre ricordato l'appello al Congresso affinché approvi il SAVE America Act, che introdurrebbe nuovi requisiti federali ma è fermo al Senato dopo l'approvazione della Camera. Le organizzazioni per il diritto di voto hanno accolto con favore l'ingiunzione, perché è una tutela degli elettori e della separazione costituzionale delle competenze.

La decisione aggiunge così un altro ostacolo mentre l'amministrazione chiede alla Corte Suprema di sospendere precedenti sentenze contrarie all'ordine. Una corte d'appello federale ha già mantenuto l'ingiunzione di giugno per gli Stati ricorrenti, mentre un procedimento distinto a Washington ha giudicato prematuro un blocco. L'ordine nazionale resterà centrale nella controversia sul voto postale, a meno che un tribunale superiore non lo limiti o lo revochi prima dell'invio delle schede.

Fonti: Associated Press, Axios, Reuters, U.S. District Court for the District of Massachusetts

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