Almeno 21 palestinesi sono morti nel crollo di un edificio residenziale già danneggiato dalla guerra a Gaza città, all’alba del 16 settembre, secondo autorità locali citate da Associated Press e The New Arab. Tra le vittime ci sono bambini. È proseguita la ricerca di superstiti tra le macerie, mentre le famiglie attendevano notizie dei parenti dispersi.
L’edificio Al-Saada ospitava sfollati le cui case erano già danneggiate o distrutte, riferisce The New Arab. Il portavoce della Protezione civile Mahmoud Basal ha detto che la struttura presentava crepe dopo i danni della guerra. Il crollo ha colpito anche tende vicine occupate da famiglie sfollate: è quanto riporta la stessa testata.
Soccorritori e residenti cercavano con difficoltà di raggiungere persone sotto pesanti blocchi di cemento, alcuni scavando a mani nude, secondo AP e Reuters. Basal ha spiegato a The New Arab che la scarsità di escavatori e altri mezzi pesanti ostacolava le attività. Ha chiesto più macchinari per raggiungere chi è ancora vivo.
La tragedia mostra il pericolo per chi è privo di un’altra casa sicura. Reuters, citando Raed Al-Dahshan, direttore della Protezione civile della città, riferisce che almeno dieci famiglie vivevano nell’edificio. Per i soccorritori c’è ancora la possibilità di trovare superstiti, ha detto. Il bilancio è rimasto provvisorio durante le ricerche.
L’accesso ai mezzi è però controverso. Basal ha accusato Israele di impedirne l’ingresso a Gaza. Interpellato sui mezzi per il soccorso, il COGAT, l’organismo militare israeliano che coordina gli aiuti, ha detto ad AP che la politica governativa ne consente l’entrata. AP riferisce però che è stato ammesso soltanto un esiguo numero di escavatori.
Basal ha avvertito della possibilità di altri crolli senza verifiche tecniche, riparazioni urgenti o rimozione delle parti pericolose degli edifici danneggiati già abitati, secondo The New Arab. Ha chiesto ai garanti della tregua di agevolare l’arrivo di più mezzi. La priorità è rimasta raggiungere le persone tra le macerie, mentre altre famiglie sfollate vivevano in strutture indebolite.
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