Torna alla home I mercati globali crollano mentre il petrolio supera i 116 dollari nella crisi iraniana Economia

I mercati globali crollano mentre il petrolio supera i 116 dollari nella crisi iraniana

Pubblicato il 9 marzo 2026 695 visualizzazioni

I mercati finanziari mondiali sono precipitati nel caos domenica, quando i prezzi del petrolio sono balzati di più del 27 per cento nel più grande rialzo giornaliero dal 1988. La crisi è stata innescata dalla chiusura effettiva dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran e dagli attacchi contro le strutture energetiche in Qatar e Arabia Saudita. Il greggio West Texas Intermediate è salito del 27,6 per cento a 116,03 dollari al barile, mentre il Brent è aumentato del 26,1 per cento a 116,08 dollari, con i futures che hanno brevemente sfiorato i 120 dollari al barile. La crisi ha già interrotto circa il 20 per cento della produzione petrolifera mondiale e il 20 per cento delle spedizioni di gas naturale liquefatto, con conseguenze già molto gravi per l'economia globale.

I mercati asiatici hanno subìto il colpo più duro della vendita iniziale. L'indice Nikkei 225 del Giappone è crollato del 7,05 per cento, scendendo sotto i 52.000 punti per la prima volta da gennaio. Il KOSPI della Corea del Sud è precipitato dell'8,58 per cento, attivando gli interruttori automatici per la seconda volta in sole quattro sessioni di negoziazione. I titoli tecnologici sono stati particolarmente colpiti, perché SoftBank è scesa dell'11 per cento, Samsung è crollata del 10 per cento e SK Hynix ha perso il 12,3 per cento, poiché gli investitori hanno abbandonato gli attivi più rischiosi. I futures sulle azioni statunitensi indicavano già ulteriori perdite all'apertura di Wall Street, con i futures del Dow Jones in calo dell'1,3 per cento, quelli dell'S&P 500 giù dell'1,6 per cento e quelli del Nasdaq 100 in ribasso del 2 per cento.

La crisi energetica sta già colpendo direttamente i consumatori americani. Il prezzo della benzina è salito a 3,41 dollari al gallone, con un aumento di 0,43 dollari in una sola settimana. Gli analisti prevedono che i prezzi supereranno probabilmente i 4 dollari al gallone nelle prossime settimane, qualora lo Stretto di Hormuz resti bloccato. Il Segretario all'Energia Wright ha dichiarato che i prezzi scenderanno soltanto quando gli Stati Uniti avranno distrutto la capacità dell'Iran di attaccare le petroliere che transitano in questa via d'acqua strategica, attraverso la quale passa circa un quinto dell'approvvigionamento petrolifero mondiale.

Ad aumentare l'ansia dei mercati, il rapporto sull'occupazione di febbraio, pubblicato venerdì, ha rivelato una perdita di 92.000 posti di lavoro, ben più grave del previsto guadagno di 50.000, mentre il tasso di disoccupazione è salito al 4,4 per cento. Goldman Sachs ha lanciato un severo avvertimento sulla possibilità di stagflazione, la combinazione tossica di alta inflazione e disoccupazione crescente che storicamente è stata tra le condizioni economiche più difficili da gestire. Secondo la banca d'investimento, l'inflazione potrà salire dal 2,4 per cento al 3 per cento entro la fine dell'anno, spinta soprattutto dall'aumento dei costi energetici, una realtà già molto preoccupante per la società.

In una valutazione particolarmente allarmante, gli analisti di Goldman Sachs hanno suggerito che le perdite occupazionali potrebbero rappresentare la prima prova definitiva del fatto che la fase di sostituzione della forza lavoro attraverso la rivoluzione dell'intelligenza artificiale è già arrivata. Questa osservazione ha intensificato i timori che l'economia debba affrontare una duplice minaccia, sia dalla perturbazione geopolitica sia dallo spostamento tecnologico strutturale, il che potrà rendere qualsiasi ripresa economica più complessa rispetto alle crisi energetiche precedenti. La città di New York, così come altri centri finanziari, è già in stato di allerta.

Le nazioni del Gruppo dei Sette hanno annunciato una riunione d'emergenza prevista per le 8:30 ora della costa orientale, per discutere un rilascio coordinato di 300-400 milioni di barili dalle riserve strategiche di petrolio, pari al 25-30 per cento delle riserve totali detenute dai paesi membri. La portata senza precedenti del rilascio proposto sottolinea la gravità dell'interruzione delle forniture e l'urgenza con cui i leader mondiali stanno affrontando questa crisi, perché la stabilità economica è già fortemente compromessa.

Gli strateghi di mercato hanno avvertito che la combinazione dell'impennata dei prezzi dell'energia, del deterioramento dei dati sull'occupazione e dell'instabilità geopolitica potrà spingere le principali economie verso la recessione. La rapidità e l'entità dell'aumento dei prezzi del petrolio sono già state paragonate all'embargo petrolifero del 1973 e al picco della Guerra del Golfo del 1990, entrambi responsabili di lunghi periodi di difficoltà economiche. Gli investitori osservano ora con attenzione se il rilascio delle riserve del G7 e un'eventuale azione militare per riaprire lo Stretto di Hormuz potranno stabilizzare i mercati prima che la crisi si aggravi ulteriormente. La possibilità di una ripresa rapida appare però sempre più remota.

Fonti: Bloomberg, CNBC, Al Jazeera, TheStreet, Fortune

Commenti