Il mercato energetico mondiale è colpito dalla più grave perturbazione degli ultimi decenni, poiché il conflitto in corso tra gli Stati Uniti e l'Iran ha di fatto paralizzato il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei più critici punti di passaggio petroliferi al mondo. I prezzi del petrolio sono già saliti oltre i 100 dollari al barile, spingendo l'Agenzia Internazionale dell'Energia ad approvare un rilascio storico di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche di petrolio. L'AIE ha definito questa situazione come la più grande interruzione dell'approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero mondiale, poiché circa il 20 per cento del petrolio mondiale transita abitualmente attraverso la stretta via d'acqua tra l'Iran e l'Oman.
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica dell'Iran ha avvertito che lo Stretto di Hormuz è ancora proibito, sebbene il ministro degli Esteri iraniano abbia chiarito che il passaggio è bloccato soltanto alle navi con legami con gli Stati Uniti e Israele, e non è completamente chiuso a tutto il traffico marittimo. Il blocco parziale ha però provocato onde d'urto attraverso le rotte marittime globali, con i costi di trasporto che salgono in maniera già drammatica e le compagnie assicurative che si rifiutano di coprire le navi in transito nella regione del Golfo Persico. Il presidente Trump ha così esercitato pressioni sulle nazioni alleate perché contribuiscano alla riapertura dello stretto, chiedendo uno sforzo navale multinazionale per ristabilire la libertà di passaggio.
L'esercito statunitense ha colpito più di 90 obiettivi sull'isola di Kharg, che gestisce circa il 90 per cento delle esportazioni di greggio iraniano. Sebbene le infrastrutture petrolifere sull'isola siano state deliberatamente risparmiate durante l'operazione, Trump ha avvertito che gli impianti energetici potrebbero essere il prossimo obiettivo se l'Iran non si ritira. Gli attacchi hanno così posto l'intera capacità di esportazione petrolifera iraniana sotto minaccia, aggiungendo un ulteriore livello di incertezza a mercati energetici già molto volatili e alimentando i timori che un'interruzione totale del greggio iraniano possa spingere i prezzi ancora più in alto.
La crisi si è estesa oltre lo stretto quando un incendio è scoppiato presso il polo petrolifero di Fujairah negli Emirati Arabi Uniti, dopo che detriti di un drone iraniano intercettato sono caduti sull'impianto. Il fumo è stato visto levarsi dalla grande installazione energetica emiratina, evidenziando così la vulnerabilità delle infrastrutture energetiche del Golfo di fronte all'allargamento del conflitto. Gli Emirati Arabi Uniti sono un importante esportatore di petrolio, e qualsiasi danno prolungato alle loro strutture potrà restringere ulteriormente l'offerta mondiale in un momento in cui i mercati sono già sotto una pressione estrema.
Le ripercussioni economiche sono state rapide e di vasta portata. I costi del trasporto marittimo mondiale sono saliti notevolmente, le tariffe aeree stanno aumentando a causa dell'aumento dei costi del carburante, e i consumatori di tutto il mondo vedono già prezzi più alti alla pompa. Nel Regno Unito, la crescita del PIL è in stallo, e gli economisti avvertono che una recessione è probabile se i prezzi del Brent saliranno verso i 140 dollari al barile. Le azioni delle società di servizi pubblici sono salite di circa l'11 per cento, perché gli investitori cercano rifugi sicuri, mentre le azioni dei settori tecnologico e finanziario sono scese in un contesto di forte incertezza.
Il costo finanziario del conflitto continua a crescere, poiché gli Stati Uniti hanno già speso circa 16,5 miliardi di dollari nei primi 12 giorni di guerra. Gli analisti avvertono che un'interruzione prolungata delle forniture petrolifere dal Golfo potrà innescare una recessione globale, stabilendo paragoni con gli shock petroliferi degli anni Settanta. Le banche centrali si trovano così di fronte alla difficile scelta se aumentare i tassi di interesse per combattere l'inflazione causata dall'energia, oppure mantenerli stabili per sostenere una crescita economica in rallentamento.
Guardando al futuro, gli analisti energetici ritengono che la crisi difficilmente si risolverà in tempi brevi. Il rilascio senza precedenti delle riserve strategiche da parte dell'AIE è finalizzato a stabilizzare i mercati nel breve periodo, però gli esperti avvertono che le riserve non possono sostituire indefinitamente una produzione sostenuta. Le prossime settimane saranno perciò decisive, poiché gli sforzi diplomatici si intensificano parallelamente alle operazioni militari, con l'economia mondiale in bilico in quella che è già considerata la più pericolosa crisi energetica dalla crisi petrolifera araba del 1973.
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