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La Guinea-Bissau vota su una presidenza più forte

Pubblicato il 30 agosto 2026 0 visualizzazioni

Gli elettori della Guinea-Bissau sono andati alle urne domenica 30 agosto per un referendum costituzionale che può trasferire molti più poteri alla presidenza. La consultazione si svolge durante una transizione a guida militare, meno di dieci mesi dopo il colpo di Stato del novembre 2025, e precede le elezioni presidenziali e parlamentari fissate dalle autorità per il 6 dicembre affinché torni un governo civile.

La Costituzione proposta permetterà al presidente di nominare e revocare il primo ministro e il gabinetto, presiedere il Consiglio dei ministri e creare o abolire ministeri. Reuters, dopo avere esaminato il testo, ha riferito che il presidente potrà anche sciogliere il Parlamento durante una grave crisi politica e destituire il governo in circostanze specifiche. Così cambierà gran parte dell’equilibrio già previsto nell’attuale sistema semipresidenziale.

Il piano ridurrà l’Assemblea nazionale popolare da 102 a 65 seggi e le circoscrizioni elettorali da 29 a 12. Le autorità di transizione sostengono che un’assemblea più piccola renderà i dibattiti più facili e solidi e che la superiorità del presidente sul primo ministro risolverà una causa ricorrente d’instabilità istituzionale. Gli elettori possono scegliere sì o no sull’entrata in vigore della Costituzione approvata dal Consiglio nazionale di transizione.

La proposta modifica anche l’accesso alle elezioni presidenziali. Secondo l’Africa Center for Strategic Studies e l’IFES, i candidati dovranno avere cinque anni di residenza continua prima del voto e versare 50 milioni di franchi CFA dell’Africa occidentale, cioè circa 90.000 dollari. Un partito che presenta un candidato dovrà contare almeno 5.000 iscritti, con almeno 300 in ogni regione. Verrà inoltre istituita una Corte costituzionale.

I critici affermano che il processo concentra un’autorità eccessiva nell’esecutivo e che non c’è stata un’ampia consultazione. Esponenti dell’opposizione hanno chiesto il boicottaggio, mentre rappresentanti della società civile citati da Euronews hanno detto che la campagna ufficiale è stata dominata dai sostenitori del sì. L’Africa Center ricorda che è il quinto golpe militare dal 1980 e avverte che la concentrazione del potere ha già favorito la politicizzazione delle forze armate e ripetuti interventi militari.

Il referendum arriva dopo le contestate elezioni del novembre 2025, quando l’ex presidente Umaro Sissoco Embaló e l’oppositore Fernando Dias rivendicarono entrambi la vittoria, prima che i militari prendessero il potere e fermassero il conteggio. Il risultato definirà il quadro costituzionale del voto di dicembre. Le autorità lo presentano come la fine della transizione; perciò l’attenzione sarà sulla partecipazione, sulla credibilità dell’esito e sulla possibilità che il calendario civile venga rispettato.

Fonti: Associated Press, Reuters, AFP, IFES Election Guide, Africa Center for Strategic Studies

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