Il Comitato Olimpico Internazionale ha annunciato una nuova politica storica il 26 marzo 2026, che richiederà a tutte le atlete di sottoporsi a un test obbligatorio del gene SRY per poter partecipare alle gare olimpiche femminili. Il gene SRY, che si trova tipicamente sul cromosoma Y, è responsabile dell'avvio dello sviluppo sessuale maschile e indica la presenza di testicoli. Le atlete che risulteranno positive al test del gene SRY saranno escluse dalle categorie femminili. Il test può essere effettuato tramite un campione di saliva, un tampone buccale o un prelievo di sangue, e deve essere eseguito una sola volta, con risultati validi per l'intera carriera sportiva.
La presidente del CIO, Kirsty Coventry, che è diventata la prima donna a guidare l'organizzazione nei suoi 132 anni di storia quando ha assunto l'incarico nel giugno 2025, ha descritto la politica come fondata sulla scienza e guidata da esperti medici. Ha dichiarato di credere appassionatamente nei diritti di tutti gli atleti olimpici a una competizione equa e che la protezione della categoria femminile è stata una delle sue prime grandi priorità. Un gruppo di esperti del CIO ha definito il test del gene SRY il metodo più accurato e meno invasivo attualmente disponibile per determinare l'idoneità nelle gare femminili.
La nuova politica entrerà in vigore a partire dai Giochi Olimpici di Los Angeles 2028 e non sarà applicata retroattivamente. Si applica esclusivamente alla competizione d'élite e olimpica, lasciando inalterati gli sport amatoriali e ricreativi. Ciò rappresenta un cambiamento significativo rispetto agli approcci precedenti del CIO. Tra il 2015 e il 2021, l'organizzazione consentiva alle atlete transgender di gareggiare negli eventi femminili a condizione che i loro livelli di testosterone rimanessero al di sotto di 10 nanomoli per litro per almeno un anno. Nel novembre 2021, il CIO ha ritirato quegli standard unificati e ha delegato le decisioni sull'idoneità alle singole federazioni sportive.
Questa decisione arriva in un contesto segnato da diverse controversie di alto profilo. Ai Giochi Olimpici di Tokyo nell'agosto 2021, la sollevatrice di pesi neozelandese Laurel Hubbard è diventata la prima atleta apertamente transgender a gareggiare ai Giochi, scatenando un intenso dibattito sull'equità nello sport femminile. I Giochi di Parigi del 2024 hanno visto ulteriori polemiche quando le pugili Imane Khelif dell'Algeria e Lin Yu-ting di Taiwan hanno dovuto affrontare domande sulla loro idoneità. La pressione politica ha già avuto un ruolo significativo: l'ex presidente statunitense Donald Trump ha minacciato di escludere le atlete transgender dai Giochi del 2028, mentre il presidente russo Vladimir Putin e la premier italiana Giorgia Meloni hanno espresso posizioni simili.
Le organizzazioni per i diritti umani e i gruppi di difesa delle persone transgender hanno espresso profonda preoccupazione per la nuova politica. Sostengono che essa esclude di fatto un gruppo già emarginato dal più alto livello di competizione sportiva e che la scienza riguardante il sesso, il genere e il vantaggio atletico è più complessa di quanto un singolo test genetico possa determinare. Alcuni esperti medici hanno sottolineato che la presenza del gene SRY non conferisce automaticamente un vantaggio competitivo, perché le variazioni nell'espressione di questo gene possono portare a un'ampia varietà di esiti fisici.
Il CIO ha riconosciuto la sensibilità della questione e ha ribadito il proprio impegno verso l'inclusione e il rispetto di tutti gli atleti, sottolineando però che la protezione della competizione equa nella categoria femminile deve restare un principio guida fondamentale. Con l'avvicinarsi dei Giochi Olimpici di Los Angeles 2028, è probabile che questa politica dovrà affrontare contestazioni legali e un dibattito costante da tutte le parti coinvolte. La realtà è che si tratta di una questione complessa che coinvolge la società nel suo insieme, e sarà necessario trovare un equilibrio tra la possibilità di inclusione e la qualità della competizione sportiva.
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