Il presidente Donald Trump ha dichiarato domenica che il fragile cessate il fuoco tra gli Stati Uniti e l'Iran giungerà al termine mercoledì sera, ora di Washington, avvertendo che una proroga è molto improbabile a meno che Teheran non accetti concessioni sostanziali. È già il cinquantesimo giorno di un conflitto che non ha ancora trovato alcuna soluzione diplomatica, e ciò alimenta i timori di un'escalation che potrebbe destabilizzare l'intera regione mediorientale e provocare turbolenze sui mercati energetici. La possibilità di un accordo appare più remota che mai.
Il vicepresidente JD Vance e un gruppo di alti funzionari americani partiranno per Islamabad lunedì per quelli che l'amministrazione descrive come negoziati dell'ultima possibilità. Le autorità pachistane hanno offerto di ospitare i colloqui su terreno neutrale, e Washington ha già segnalato che questo ciclo rappresenta l'ultima finestra diplomatica prima che le opzioni militari tornino sul tavolo. La posta in gioco è altissima, perché entrambe le parti sono sottoposte a un'enorme pressione interna e internazionale per raggiungere un'intesa. La comunità diplomatica internazionale è consapevole che un fallimento porterà inevitabilmente a un'intensità bellica ancora più elevata.
Il quadro diplomatico è ulteriormente complicato dal sequestro della nave cargo iraniana Touska da parte della Marina statunitense domenica nel Golfo dell'Oman. Teheran ha condannato l'azione perché la considera una violazione diretta dei termini del cessate il fuoco e ha chiesto il rilascio immediato e incondizionato dell'imbarcazione e del suo equipaggio. I funzionari iraniani sostengono che l'abbordaggio di una nave civile durante un periodo concordato di cessazione delle ostilità mina qualsiasi fiducia residua tra i due governi e rende impossibile qualunque trattativa futura. La questione è già stata sollevata presso le Nazioni Unite.
Il ministro degli Esteri iraniano ha inviato segnali contrastanti riguardo alla partecipazione del suo Paese ai colloqui di Islamabad, dichiarando ai media di Stato che l'Iran attualmente non ha in programma di partecipare ai negoziati. Però, fonti diplomatiche nella regione suggeriscono che le comunicazioni attraverso canali riservati rimangono attive, e diversi mediatori degli Stati del Golfo stanno lavorando per convincere Teheran che abbandonare completamente il tavolo delle trattative sarebbe un gravissimo errore strategico. È evidente che la credibilità di entrambe le parti verrà messa alla prova nei prossimi giorni.
La Casa Bianca ha ribadito che il sequestro della Touska è stato effettuato nell'ambito dell'applicazione delle sanzioni internazionali già esistenti e non costituisce una violazione dell'accordo di cessate il fuoco. I funzionari dell'amministrazione hanno fatto riferimento a informazioni di intelligence secondo cui la nave trasportava componenti a duplice uso che avrebbero potuto essere integrati in sistemi d'arma avanzati, però hanno rifiutato di fornire prove specifiche a sostegno di tale affermazione. La mancanza di trasparenza è stata criticata duramente da più parti.
Gli analisti avvertono che la convergenza della scadenza del cessate il fuoco, del sequestro della nave e dell'incertezza sulla partecipazione iraniana ai colloqui crea una miscela esplosiva che potrebbe degenerare rapidamente. Gli alleati europei hanno esortato sia Washington che Teheran a esercitare la massima moderazione nelle prossime quarantotto ore. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha rilasciato una dichiarazione in cui invita tutte le parti a preservare la cessazione delle ostilità e a impegnarsi in una diplomazia in buona fede prima che la scadenza di mercoledì venga superata.
Nel frattempo, in un episodio non correlato che ha scosso la comunità internazionale, una sparatoria presso le antiche piramidi di Teotihuacan vicino a Città del Messico domenica ha ucciso una turista canadese e ferito altri quattro visitatori. Le autorità messicane hanno avviato un'indagine urgente sull'attacco, avvenuto in uno dei siti archeologici più visitati del Paese. È un fatto gravissimo che ha già portato a richieste di rafforzare le misure di sicurezza nei principali siti del patrimonio culturale in tutta l'America Latina.
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