L'Iran ha scatenato all'alba di domenica ondate successive di attacchi con missili e droni in tutto il Golfo, prendendo di mira Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Kuwait, in una netta escalation del conflitto regionale che è ormai la più grave da mesi. La situazione è precipitata perché la crisi appare ormai fuori controllo, e la comunità internazionale teme che potrà degenerare ulteriormente. Le raffiche sono seguite a una nuova serie di raid aerei statunitensi in Iran, che Washington ha descritto come una risposta a un attacco iraniano contro una nave commerciale nello stretto di Hormuz.
L'ultimo ciclo di violenza è cominciato nella tarda serata di sabato, quando il comando militare statunitense, il CENTCOM, ha annunciato di aver colpito circa 140 obiettivi nel sud dell'Iran. I funzionari americani hanno dichiarato che l'operazione mirava a ridurre la capacità dell'Iran di attaccare i marinai civili e le navi commerciali che attraversano lo stretto, poiché la sicurezza della navigazione è ormai una priorità assoluta. La decisione è stata presa perché la minaccia alle rotte marittime è cresciuta, dopo che un portacontainer battente bandiera cipriota era stato incendiato e il suo equipaggio costretto ad abbandonare la nave così in fretta.
In Qatar, gli abitanti della capitale Doha hanno riferito di numerose forti esplosioni in due ondate di attacchi distribuite nell'arco di circa due ore. La difesa antiaerea del Paese ha intercettato diversi missili balistici iraniani sopra la città, secondo le autorità. Il ministero dell'Interno ha reso noto che tre persone, tra cui un bambino, sono rimaste ferite da schegge cadute al suolo, ed è già stato chiesto alla popolazione di restare in luoghi sicuri.
Le sirene di allarme antimissile sono risuonate anche in Bahrein, che ospita la Quinta Flotta della Marina statunitense, mentre gli Emirati Arabi Uniti diffondevano avvisi pubblici che segnalavano l'arrivo di missili e droni. Anche il Kuwait è stato preso di mira, e alcuni responsabili iraniani hanno rivendicato ulteriori attacchi in direzione di Giordania e Oman, benché i dettagli in quei Paesi rimanessero poco chiari mentre le difese aeree di tutta la regione venivano attivate.
Gli attacchi hanno suscitato una rapida condanna nelle capitali del Golfo, poiché la tensione è ormai altissima. L'Arabia Saudita ha denunciato quelle che ha definito ripetute violazioni iraniane della sovranità degli Stati vicini e ha avvertito che le aggressioni minacciavano la sicurezza regionale. Gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar e l'Egitto hanno anch'essi condannato i raid e rinnovato gli appelli alla moderazione, mentre il presidente statunitense Donald Trump affermava che le forze americane avevano colpito l'Iran molto duramente. L'esercito statunitense ha aggiunto che il traffico attraverso lo stretto di Hormuz proseguiva senza interruzioni.
La rapida escalation ha acuito i timori di una guerra regionale più ampia e sollevato preoccupazioni per gli approvvigionamenti energetici mondiali, perché lo stretto è un'arteria vitale per le spedizioni petrolifere del pianeta e la stabilità dei prezzi non è più garantita. Molti analisti ritengono che la crisi potrà avere effetti duraturi sull'economia globale. Gli sforzi diplomatici per una de-escalation, già indeboliti negli ultimi giorni, affrontano ora la prova più grave, e diversi governi hanno esortato i propri cittadini nel Golfo a mettersi al riparo e a seguire le indicazioni ufficiali, perché la sicurezza resta la priorità più urgente in una fase così delicata.
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