L'Iran ha segnalato venerdì che le forze di sicurezza avrebbero represso i manifestanti, sfidando direttamente l'impegno del presidente americano Donald Trump di sostenere coloro che manifestano pacificamente, mentre il bilancio delle vittime è salito ad almeno 62 persone in 11 province. Le proteste, iniziate come rivendicazioni economiche sull'aumento dei prezzi e la disoccupazione, si sono trasformate in una delle più grandi sfide che la Repubblica Islamica abbia mai affrontato nei suoi 47 anni di storia.
Il presidente Trump ha lanciato un duro avvertimento a Teheran, dichiarando che gli Stati Uniti sarebbero intervenuti se i manifestanti fossero stati uccisi. In un'intervista, Trump ha affermato di aver fatto sapere ai leader iraniani che se avessero iniziato a uccidere persone durante le rivolte, gli Stati Uniti avrebbero risposto con la forza. Questo segna un'escalation retorica mentre la Casa Bianca osserva attentamente la situazione.
La Guida Suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, ha respinto gli avvertimenti di Trump, sostenendo che il presidente americano ha le mani macchiate del sangue degli iraniani. La televisione di stato iraniana ha trasmesso filmati di sostenitori di Khamenei che gridavano slogan anti-americani. Il Procuratore Generale iraniano Mohammad Movahedi Azad ha avvertito sabato che i manifestanti sarebbero stati considerati nemici di Dio, un'accusa che comporta la pena di morte in Iran.
Amnesty International ha riferito che almeno 51 persone sono state uccise, tra cui otto bambini, durante due settimane di proteste. L'organizzazione ha avvertito che le autorità iraniane hanno deliberatamente bloccato l'accesso a Internet per nascondere la vera portata delle violazioni dei diritti umani. Alcuni manifestanti starebbero utilizzando Starlink, il servizio Internet satellitare di Elon Musk, per aggirare il blocco di Internet del governo e condividere filmati delle manifestazioni.
Le proteste si sono estese alle città di tutto il paese, con i manifestanti che ignorano le minacce di punizioni severe da parte dei leader iraniani. Video pubblicati sui social media indicano che le forze di sicurezza hanno scatenato una feroce repressione, con segnalazioni di uso massiccio della violenza nella città di Karaj, a ovest di Teheran. La situazione rimane volatile mentre gli osservatori internazionali chiedono moderazione.
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