L'Iran ha lanciato una serie di attacchi con missili e droni contro le posizioni militari statunitensi in Kuwait e Bahrain mercoledì, causando un morto e più di sessanta feriti in uno degli scambi di fuoco più intensi dal fragile cessate il fuoco tra le due nazioni iniziato ad aprile. I droni iraniani hanno colpito il terminal passeggeri dell'aeroporto internazionale del Kuwait, provocando così la sospensione immediata di tutti i voli e danni significativi alle infrastrutture critiche.
Il Ministero degli Esteri del Kuwait ha già confermato che l'attacco ha ucciso un cittadino indiano e ferito più di sessanta persone, molte delle quali erano viaggiatori e personale aeroportuale rimasti coinvolti nell'esplosione. Gli attacchi rappresentano un'escalation drammatica delle ostilità che covavano da mesi, poiché gli sforzi diplomatici per risolvere il più ampio conflitto nella regione del Golfo Persico si sono ripetutamente arenati. La realtà è che la situazione è diventata sempre più pericolosa.
Il ministro degli Esteri iraniano ha descritto gli attacchi come azioni di autodifesa, affermando che sono stati lanciati come ritorsione dopo che l'esercito statunitense aveva sparato un missile per disabilitare una petroliera battente bandiera del Botswana diretta verso un porto iraniano. Teheran ha sostenuto che l'azione americana contro la nave commerciale costituiva un atto di aggressione, perciò una risposta militare proporzionata era già considerata inevitabile.
Lo scambio di fuoco è avvenuto sullo sfondo di una situazione sempre più grave nello Stretto di Hormuz, dove la navigazione commerciale è gravemente compromessa da febbraio. Le scorte di petrolio greggio sono diminuite di ulteriori otto milioni di barili la scorsa settimana, segnando il sesto calo settimanale consecutivo, poiché il punto di strozzatura marittimo resta di fatto paralizzato. Il perdurare di questa interruzione ha già fatto impennare i prezzi dell'energia a livelli così elevati da destare grande preoccupazione.
Gli Stati Uniti e l'Iran erano impegnati in negoziati di pace preliminari, con il presidente Trump che avrebbe convocato una riunione nella Situation Room della Casa Bianca per prendere una decisione definitiva su un accordo proposto che riaprirebbe lo Stretto di Hormuz. Però quest'ultima serie di attacchi ha gettato seri dubbi sulla possibilità di proseguire con successo quegli sforzi diplomatici, poiché la fiducia reciproca è ormai quasi del tutto erosa.
Le reazioni internazionali sono state rapide e decise. Il Kuwait ha convocato l'ambasciatore iraniano per protestare contro l'attacco al proprio territorio sovrano, mentre diversi membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo hanno rilasciato dichiarazioni congiunte di condanna. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha già annunciato una sessione d'emergenza per affrontare la crescente violenza nella regione.
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