Hatim B., un cittadino marocchino di 32 anni, è stato deportato in Marocco giovedì 23 aprile alle 12:30, mettendo così fine a quasi un decennio di impiego come giardiniere al servizio della famiglia Le Pen. L'espulsione è stata ordinata da Alexandre Brugère, il prefetto dell'Hauts-de-Seine, ed è stata eseguita dal centro di detenzione amministrativa di Nanterre. La vicenda, rivelata inizialmente da Le Parisien, ha già provocato un terremoto nel panorama politico francese.
L'uomo era impiegato dal 2017 presso Jany Le Pen, la vedova novantreenne di Jean-Marie Le Pen, fondatore del partito di estrema destra Front National, scomparso nel gennaio 2025. Per l'intera durata del suo rapporto di lavoro, Hatim B. non ha mai posseduto un permesso di soggiorno valido in Francia, trovandosi perciò in una condizione di totale irregolarità durante tutti gli anni trascorsi al servizio della famiglia. Questa rivelazione solleva interrogativi assai più seri sulle pratiche di assunzione all'interno di una delle famiglie più influenti della politica francese.
La situazione è caratterizzata da un livello di ironia straordinario, che non è sfuggito né ai commentatori né all'opinione pubblica. La famiglia Le Pen rappresenta da decenni il cuore della politica antiimmigrazione in Francia. Jean-Marie Le Pen costruì la sua carriera su una retorica ferocemente ostile agli stranieri, e sua figlia Marine Le Pen ha fatto della lotta all'immigrazione clandestina la pietra angolare del suo programma politico. Eppure, per anni, la stessa famiglia ha impiegato discretamente un lavoratore privo di documenti nella propria abitazione, una contraddizione che colpisce duramente la credibilità del messaggio politico fondante della dinastia.
Prima dell'espulsione, Jany Le Pen si è recata al centro di detenzione amministrativa di Nanterre per far visita a Hatim B. L'incontro è durato circa un'ora, testimoniando un già evidente legame personale con il dipendente di lunga data. La famiglia aveva inoltre incaricato un avvocato nel tentativo di ottenere la regolarizzazione della sua situazione migratoria, però tali sforzi si sono rivelati vani. Il fatto che i Le Pen abbiano cercato un intervento legale suggerisce un rapporto umano che contrasta nettamente con le posizioni politiche sostenute pubblicamente dalla più celebre famiglia della destra francese.
Dopo la deportazione, Jany Le Pen starebbe cercando assistenza legale per contestare l'espulsione ed esplorare le possibilità di un eventuale ritorno di Hatim B. in Francia. Le basi giuridiche di tale contestazione restano però incerte, dato che l'uomo non ha mai posseduto un permesso di soggiorno durante la sua permanenza nel Paese. Gli esperti di diritto dell'immigrazione sottolineano che impugnare un'espulsione già eseguita presenta ostacoli procedurali già ritenuti assai difficili da superare.
La rivelazione ha scatenato un dibattito acceso nei media francesi e sui social network. I critici del movimento politico dei Le Pen hanno colto questa vicenda come una prova inequivocabile di ipocrisia ai vertici della destra antiimmigrazione. I sostenitori della famiglia hanno mantenuto un silenzio eloquente oppure hanno tentato di separare l'ala politica della dinastia dalle scelte domestiche di Jany Le Pen. Al di là delle appartenenze politiche, questa vicenda mette perciò a nudo il rapporto complesso e spesso contraddittorio che la Francia intrattiene con il lavoro irregolare, persino nelle abitazioni di coloro che vi si oppongono con più veemenza.
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