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Macron rassicura una giovane su Instagram affermando che la Francia non entrerà nella guerra contro l'Iran mentre i dispiegamenti militari si espandono

Pubblicato il 6 marzo 2026 925 visualizzazioni

Il presidente francese Emmanuel Macron ha pubblicato una risposta vocale su Instagram e Facebook il 6 marzo a una giovane di nome Fatima che gli aveva inviato un messaggio supplicandolo di fermare la guerra in Medio Oriente. Nel suo messaggio, Fatima ha detto a Macron che sperava stesse bene prima di chiedergli se potesse togliere la guerra, aggiungendo che trovava avesse aperto troppo la bocca e che lei non aveva finito di vivere. Macron ha risposto chiamandola per nome e dichiarando di voler essere molto chiaro: lei non sarebbe andata in guerra, e avrebbe continuato a vivere, forse a superare i suoi esami, a imparare, a uscire, a vivere liberamente e a costruire il suo futuro nel loro bel Paese. Lo scambio, già pubblicato dall'Eliseo, ha immediatamente scatenato un acceso dibattito in Francia sulla possibilità che si trattasse di autentica leadership o di teatro politico calcolato. È però evidente che la realtà percepita dalla società civile è ben più complessa.

Nella sua risposta audio, Macron ha esposto la posizione ufficiale della Francia sul conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Ha dichiarato che la Francia non è parte di questa guerra e non è impegnata in combattimento, promettendo che Parigi avrebbe cercato di essere il più ragionevole e pacifica possibile perché questo è il ruolo della Francia. Ha spiegato che gli Stati Uniti e Israele avevano lanciato operazioni militari perché l'Iran aveva preso decisioni molto pericolose per tutti, e che l'Iran stava ormai colpendo l'intera regione per rappresaglia. Macron ha anche riconosciuto l'impatto economico più ampio del conflitto sul commercio mondiale e sul costo della vita per i cittadini comuni, una realtà che già preoccupa milioni di famiglie in tutta Europa.

Il tono rassicurante del messaggio di Macron a Fatima era però in netto contrasto con la portata dei dispiegamenti militari francesi in corso in tutto il Medio Oriente. È già chiaro che la capacità militare francese nella regione è più estesa di quanto la retorica ufficiale lasci intendere. La ministra della Difesa Catherine Vautrin ha confermato che la Francia aveva già dispiegato dodici caccia Rafale per condurre missioni di intercettazione di droni sopra gli Emirati Arabi Uniti, proteggendo le basi militari francesi dagli attacchi iraniani dopo che un drone aveva colpito un'installazione francese ad Abu Dhabi il primo marzo. Macron ha ordinato alla portaerei nucleare Charles de Gaulle, che trasporta venti Rafale e due aerei di sorveglianza E-2C Hawkeye, di cambiare rotta dalle esercitazioni NATO nel Mar Baltico verso il Mediterraneo orientale, con arrivo previsto per sabato. La Francia ha inoltre inviato la fregata Languedoc a Cipro e ha spedito sistemi anti-drone sull'isola dopo che un drone iraniano di tipo Shahed aveva colpito la pista della base britannica di Akrotiri il 2 marzo. Parigi ha anche autorizzato quattro aerei cisterna americani KC-135 a utilizzare la base aerea di Istres vicino a Marsiglia, pur ottenendo garanzie che questi velivoli non avrebbero partecipato agli attacchi contro l'Iran. Ciò evidenzia già la complessità della posizione francese, poiché la distinzione tra ruolo difensivo e coinvolgimento attivo è sempre più difficile da sostenere.

La postura diplomatica di Macron ha cercato di bilanciare più posizioni. Nel suo discorso televisivo del 3 marzo, ha dichiarato che la Francia non era stata né informata né coinvolta nei primi attacchi e ha detto di non poter approvare operazioni condotte al di fuori del quadro del diritto internazionale, sostenendo che solo il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite può conferire legittimità all'uso della forza. Tuttavia, ha simultaneamente attribuito la responsabilità principale all'Iran per aver sviluppato un programma nucleare pericoloso e capacità balistiche senza precedenti e per aver finanziato gruppi tra cui Hezbollah, gli Houthi, le milizie sciite in Iraq e Hamas. Il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha dichiarato la disponibilità della Francia a difendere i partner del Golfo, tra cui Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Bahrein, Oman e Giordania, in virtù del principio di autodifesa collettiva. Un sondaggio Elabe pubblicato il 5 marzo ha mostrato che l'indice di fiducia di Macron è salito di sei punti al 25 per cento, spinto da un effetto di coesione nazionale, con il 67 per cento dei suoi elettori del primo turno che ha espresso fiducia in lui, un livello che non si raggiungeva già da maggio 2025.

Lo scambio con Fatima ha suscitato reazioni nettamente divise sui social media e tra i commentatori politici. I sostenitori lo hanno interpretato come un gesto umano che dimostra la responsabilità di un leader verso le generazioni più giovani, mentre i critici lo hanno liquidato come una manovra comunicativa ideata per manipolare l'opinione pubblica e ammorbidire la realtà del crescente ruolo militare della Francia nella regione. Alcuni utenti hanno messo in dubbio persino l'esistenza di Fatima, mentre altri hanno deriso il tono di Macron. Marine Le Pen ha approvato la sua gestione complessiva della crisi, definendo il suo discorso televisivo come breve e fattuale e sostenendo la difesa degli interessi francesi. Solo l'otto per cento dei cittadini francesi sosteneva una guerra americana contro l'Iran secondo i sondaggi disponibili, e l'opposizione ha sottolineato che Macron aveva impegnato la Francia in operazioni militari difensive senza dibattito parlamentare mentre l'Assemblea Nazionale rimaneva in pausa. La Francia conta circa 400.000 cittadini in Medio Oriente e mantiene basi militari negli Emirati Arabi Uniti, in Giordania, Kuwait, Qatar, Libano e Iraq, rendendo la questione di quanto si estenda la sua postura difensiva oggetto di un dibattito intenso e già profondamente sentito dalla società civile, perché la possibilità di un'escalation è tutt'altro che esclusa.

Fonti: Al Jazeera, France 24, Franceinfo, Euronews, Anadolu Agency, BFM TV, La Libre

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