Sette produttori dell'OPEC+ hanno deciso domenica 6 settembre di mantenere per ottobre i livelli richiesti di produzione di greggio già fissati per settembre, fermando così una serie di sei mesi di aumenti. Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman hanno preso la decisione durante una riunione virtuale, secondo il comunicato ufficiale dell'OPEC.
La scelta lascia il requisito complessivo di ottobre a circa 31,01 milioni di barili al giorno, prima delle compensazioni per la produzione eccedente già realizzata, secondo la tabella OPEC citata da TASS. L'Arabia Saudita conserva il livello più elevato fra i sette paesi, pari a 10,478 milioni di barili al giorno, seguita dalla Russia con 9,949 milioni e dall'Iraq con 4,431 milioni.
Nella riunione precedente il gruppo aveva alzato l'offerta di settembre di circa 188.000 barili al giorno. Quel passaggio ha completato, dopo sei incrementi mensili consecutivi, il ripristino graduale di 1,65 milioni di barili al giorno di tagli volontari annunciati nel 2023, come riferiscono Reuters e The National. Un altro livello di restrizioni, che riguarda la maggior parte dell'alleanza più ampia di 21 paesi, resterà però in vigore fino alla fine del 2026.
La pausa arriva mentre la guerra che coinvolge l'Iran continua a ostacolare le esportazioni attraverso lo Stretto di Hormuz. The National riferisce che la via marittima, usata normalmente per circa il 20% dell'offerta mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto, è di fatto chiusa e l'attività navale è già crollata. Secondo Reuters, queste difficoltà riducono la possibilità dei produttori di influenzare offerta fisica, prezzi e quote di mercato soltanto tramite i limiti produttivi.
L'OPEC ha precisato che i sette paesi hanno rinnovato l'impegno alla piena conformità con la Dichiarazione di cooperazione. La produzione reale è più bassa degli obiettivi concordati a causa del conflitto, mentre l'alleanza valuta anche la capacità sostenibile dei membri per definire i riferimenti delle quote del 2027. La stabilità di ottobre dà perciò ai ministri più tempo per affrontare assegnazioni politicamente sensibili senza introdurre un'altra variazione dell'offerta.
I sette produttori continueranno a valutare ogni mese le condizioni del mercato e la prossima riunione sarà il 4 ottobre. Fino ad allora, i mercati energetici confronteranno i requisiti invariati con i flussi commerciali interrotti, il livello di conformità e i tagli ancora applicati dall'intera alleanza. È una realtà che può influenzare i prezzi del greggio, i costi di trasporto e l'inflazione ben oltre le economie esportatrici.
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