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Batteri probiotici trasformati in fabbriche di farmaci che cercano i tumori

Pubblicato il 21 marzo 2026 877 visualizzazioni

In un progresso straordinario per la ricerca sul cancro, gli scienziati sono riusciti a trasformare dei batteri probiotici in vere e proprie fabbriche di farmaci capaci di cercare i tumori, infiltrarsi al loro interno e produrre composti terapeutici direttamente là dove è più necessario. Lo studio, pubblicato il 17 marzo 2026 sulla rivista ad accesso libero PLOS Biology, rappresenta un approccio audace che sfrutta organismi viventi come sistemi programmabili per la somministrazione di medicinali. È una scoperta che apre nuove possibilità nella lotta contro il cancro e che potrebbe trasformare la realtà della terapia oncologica.

Il gruppo di ricerca, guidato da Tianyu Jiang presso la Università di Shandong a Qingdao, in Cina, si è concentrato su un ceppo probiotico già ben conosciuto chiamato Escherichia coli Nissle 1917, comunemente indicato come EcN. Questo particolare ceppo vanta una lunga storia di utilizzo sicuro come integratore probiotico e possiede una tendenza naturale ad accumularsi negli ambienti tumorali. È noto da tempo per la sua capacità di colonizzare i tessuti tumorali. Attraverso la modificazione genetica di EcN, i ricercatori hanno trasformato questi batteri innocui in minuscole fabbriche farmaceutiche capaci di sintetizzare la Romidepsina, nota anche come FK228, un farmaco antitumorale già approvato dalla FDA.

I risultati hanno dimostrato che i batteri ingegnerizzati si sono accumulati con successo nei tumori sia in condizioni di laboratorio sia in modelli animali viventi. Una volta stabiliti nel microambiente tumorale, i batteri EcN modificati hanno iniziato a produrre e rilasciare FK228 direttamente nel sito della crescità cancerosa. È emerso che questo meccanismo di somministrazione mirata garantisce che il composto terapeutico raggiunga la sua destinazione prevista in dosi concentrate, anzichè circolare in tutto il corpo come avviene tipicamente con i farmaci chemioterapici convenzionali. Già diversi esperti hanno sottolineato che questa modalità è più efficace.

I vantaggi potenziali di questo approccio sono davvero notevoli e rappresentano una possibilità concreta di cambiamento. I trattamenti tradizionali contro il cancro, come la chemioterapia, causano spesso effetti collaterali gravi perchè i farmaci colpiscono le cellule sane in tutto il corpo insieme a quelle cancerose. È un problema ben noto in oncologia. Somministrando il principio attivo antitumorale direttamente nel sito del tumore, questo sistema di distribuzione batterica potrebbe ridurre drasticamente gli effetti indesiderati, aumentando contemporaneamente la efficacità del trattamento. La precisione di questo metodo è di grande rilevanza perchè rappresenta un cambiamento fondamentale nel modo in cui i ricercatori concepiscono la somministrazione dei farmaci.

Gli scienziati sottolineano però che, nonostante i risultati nei topi siano molto promettenti, la tecnologia non è ancora stata testata su pazienti umani. Restano ostacoli significativi prima che questo approccio possa raggiungere le sperimentazioni cliniche. È necessaria una valutazione approfondita dei possibili effetti collaterali e lo sviluppo di metodi affidabili per rimuovere in sicurezza i batteri modificati dal corpo una volta completato il trattamento. Anche la risposta del sistema immunitario alla presenza di questi organismi modificati richiederà ulteriori studi approfonditi, già previsti per il prossimo anno.

Il concetto di utilizzare organismi viventi come veicoli programmabili per la somministrazione di farmaci rappresenta una frontiera in rapida espansione nella ricerca biomedica. È un settore che attira sempre più attenzione a livello mondiale. A differenza dei prodotti farmaceutici tradizionali, i batteri ingegnerizzati possono cercare attivamente i loro bersagli, riprodursi in prossimità del tumore e produrre continuamente composti terapeutici per periodi prolungati. Questo approccio di medicina vivente offre capacità che i metodi convenzionali semplicemente non possono eguagliare, e potrebbe trasformare radicalmente il modo in cui i medici affrontano i tumori più difficili da trattare.

Fonti: ScienceDaily, PLOS Biology, SciTechDaily, Medical Xpress

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