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Trump rinvia di cinque giorni gli attacchi alle centrali iraniane, il petrolio crolla

Pubblicato il 23 marzo 2026 933 visualizzazioni

Il presidente Donald Trump ha annunciato domenica un rinvio di cinque giorni degli attacchi militari pianificati contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche dell'Iran, sostenendo che si erano svolte conversazioni molto buone e produttive con Teheran riguardo a ciò che ha descritto come una risoluzione completa e totale delle ostilità. È una decisione che ha colto di sorpresa la comunità internazionale, arrivata al ventitreesimo giorno del conflitto iniziato il 28 febbraio, quando gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato operazioni militari congiunte contro l'Iran. La possibilità di una tregua è già stata accolta con grande sollievo.

Secondo quanto dichiarato da Trump, il genero Jared Kushner e l'inviato speciale Steve Witkoff hanno partecipato a colloqui domenica sera con quella che il presidente ha definito una personalità di altissimo livello in Iran. Le discussioni si sarebbero concentrate sulla ricerca di una via diplomatica perché si possa porre fine all'escalation del conflitto, che ha già scosso i mercati globali e fatto impennare i prezzi dell'energia. Trump ha espresso ottimismo sulla possibilità di raggiungere un accordo entro la finestra di cinque giorni stabilita, però non ha fornito ulteriori dettagli sulla realtà di tali negoziati.

Tuttavia, l'Iran ha prontamente contraddetto la versione americana. Il ministero degli Esteri iraniano ha emesso una smentita categorica di qualsiasi dialogo con Washington, mettendo così in discussione la credibilità delle affermazioni di Trump sulle presunte trattative produttive. Questa palese contraddizione ha sollevato interrogativi sulla realtà dei progressi diplomatici raggiunti. È evidente che la verità si trova da qualche parte nel mezzo. Prima dell'annuncio, l'Iran aveva minacciato di minare l'intero Golfo Persico, un'azione che avrebbe devastato le rotte marittime mondiali e causato danni incalcolabili alla stabilità economica globale.

I mercati finanziari hanno reagito con grandissimo entusiasmo alla prospettiva di una possibile de-escalation. I futures sull'S&P 500 sono balzati di quasi il 3 per cento, mentre i futures sul Nasdaq 100 sono saliti anch'essi di circa il 3 per cento. I futures sul Dow Jones sono schizzati in rialzo di circa 1.000 punti nelle contrattazioni notturne. Il rally ha riflesso un sollievo diffuso tra gli investitori che si erano già preparati a un conflitto regionale più ampio, con la possibilità di conseguenze economiche catastrofiche per l'economia globale. È già chiaro che i mercati preferiscono la diplomazia alla guerra.

I prezzi del petrolio hanno registrato un'inversione drammatica, crollando bruscamente dopo la diffusione della notizia. Il greggio americano è sceso sotto i 90 dollari al barile, con un calo di circa il 10 per cento rispetto ai massimi più recenti. Anche il Brent è sceso a circa 100 dollari al barile, registrando anch'esso un ribasso di circa il 10 per cento. Il forte calo dei prezzi energetici ha segnalato la fiducia dei mercati nella possibilità che il rinvio possa portare a un cessate il fuoco più duraturo, sebbene gli analisti abbiano avvertito che la situazione è tutt'altro che risolta e la volatilità rimarrà elevata.

Nel frattempo, la dimensione militare del conflitto ha continuato a intensificarsi anche mentre emergevano segnali diplomatici. L'esercito israeliano ha condotto attacchi contro obiettivi a Teheran nelle prime ore di sabato, mantenendo la pressione sulla capitale iraniana. Sul fronte iraniano, gli attacchi missilistici hanno ferito circa 180 persone nelle città israeliane di Arad e Dimona, perforando i sistemi di difesa aerea precedentemente considerati altamente efficaci. L'Iran ha lanciato sei attacchi missilistici separati nell'arco di una sola giornata, dimostrando così la propria capacità offensiva e la volontà di proseguire le ostilità.

I prossimi cinque giorni saranno decisivi per stabilire se il rinvio porterà a negoziati genuini oppure rappresenterà soltanto una breve pausa prima di un'ulteriore escalation. Con l'Iran che nega qualsiasi colloquio e entrambe le parti che proseguono le operazioni militari, il percorso verso una risoluzione diplomatica è tutt'altro che chiaro. È una realtà che preoccupa già numerosi osservatori internazionali. I mercati globali, gli approvvigionamenti energetici e la stabilità regionale dipendono tutti dall'esito di questa fragile finestra di opportunità.

Fonti: CNN, NBC News, Al Jazeera, Bloomberg, CNBC

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