Il confronto militare tra gli Stati Uniti e l'Iran è entrato in una fase ancor più pericolosa al 65esimo giorno del conflitto, perché entrambe le nazioni si sono scambiate colpi d'arma da fuoco nello Stretto di Hormuz. Questa è già la più grave escalation dall'inizio delle ostilità. La stretta via d'acqua, attraverso la quale transita circa un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio, è diventata il punto focale di un'instabilità che non mostra segni di attenuazione nonostante le aperture diplomatiche di Washington.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno confermato che i loro sistemi di difesa aerea hanno intercettato con successo 19 proiettili iraniani lanciati verso il loro territorio. Il bombardamento era composto da 12 missili balistici, 3 missili da crociera e 4 veicoli aerei senza pilota, tutti intercettati prima di raggiungere i loro obiettivi. Tre persone hanno riportato ferite moderate, probabilmente causate da detriti. Il Ministero della Difesa degli EAU ha elogiato l'efficacità della sua rete integrata di difesa missilistica, chiedendo al contempo una condanna internazionale. È già la terza volta che l'Iran colpisce direttamente il territorio emiratino.
I consumatori americani continuano a sopportare il peso economico del conflitto, poiché il prezzo della benzina è salito a 4,46 dollari al gallone. Si tratta di un forte aumento rispetto alla media di 2,98 dollari registrata prima dell'inizio delle ostilità. Gli analisti energetici avvertono che un'interruzione prolungata delle rotte nel Golfo Persico potrà spingere i prezzi ancora più in alto nelle prossime settimane. C'è già chi prevede il superamento della soglia dei 5 dollari, il che rappresenterà un colpo durissimo per l'economia già provata.
Il presidente Trump si è rivolto alla nazione dalla Casa Bianca, descrivendo le comunicazioni riservate in corso con Teheran come promettenti. Ha caratterizzato gli scambi diplomatici come discussioni molto positive e ha espresso fiducia nella possibilità di raggiungere una risoluzione. Però i critici hanno sottolineato che l'amministrazione non ha fornito dettagli concreti su qualsiasi possibile quadro di de-escalation. Non è più sufficiente parlare di ottimismo senza presentare un piano perché la società civile chiede trasparenza.
Con una decisione che ha suscitato aspre critiche da parte degli alleati della NATO, l'amministrazione Trump ha annunciato il ritiro di 5.000 soldati americani dalle basi in Germania. I funzionari hanno presentato il ridispiegamento come una riallocazione strategica verso il Golfo Persico, però i leader europei hanno espresso allarme. La riduzione della presenza di sicurezza americana nel continente arriverà in un periodo di accresciuta instabilità globale, e ciò preoccuperà ancor più le capitali europee già alle prese con nuove sfide alla loro sicurezza.
Nel frattempo, Reporter senza Frontiere ha pubblicato il suo indice annuale sulla libertà di stampa, rivelando che è scesa al livello più basso degli ultimi 25 anni. L'organizzazione ha citato la censura bellica, le detenzioni di giornalisti nelle zone di conflitto e le crescenti restrizioni governative sulla copertura mediatica indipendente. È una realtà che preoccupa profondamente la società civile internazionale, perché senza libertà di informazione non c'è possibilità di dibattito pubblico né di trasparenza.
Sul fronte interno, un collegio giudiziario federale ha emesso una sentenza significativa sulla pillola abortiva mifepristone, stabilendo che la politica esistente sulla sua distribuzione postale è invalida. La decisione potrà avere implicazioni di vasta portata per l'accessibilità all'assistenza sanitaria riproduttiva in tutto il Paese, in particolare negli stati in cui la dispensazione di persona del farmaco è già stata limitata attraverso recenti provvedimenti legislativi.
Commenti