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Gli Emirati Arabi Uniti lasciano l'OPEC mentre Hegseth testimonia davanti al Congresso sulla guerra in Iran

Pubblicato il 29 aprile 2026 613 visualizzazioni

Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato che si ritireranno ufficialmente dall'OPEC e dall'OPEC+ entro la fine di questa settimana, segnando così l'uscita più significativa dal cartello petrolifero degli ultimi anni. La decisione è arrivata perché il conflitto in corso con l'Iran continua a sconvolgere i mercati energetici globali, spingendo i prezzi del greggio su una traiettoria volatile che ha già scosso investitori e governi. Abu Dhabi era già da tempo irritata dalle quote di produzione che considerava un vincolo ingiusto alla propria capacità produttiva, e la guerra con l'Iran ha fornito il catalizzatore definitivo per una rottura che molti analisti avevano già previsto.

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il presidente dei capi di stato maggiore congiunti Dan Caine sono comparsi oggi davanti alla commissione per le forze armate della Camera dei Rappresentanti, nella loro prima testimonianza dall'inizio della guerra in Iran. È la prima volta che i vertici militari rispondono pubblicamente alle domande del Congresso. I legislatori di entrambi i partiti hanno incalzato Hegseth sugli obiettivi strategici dell'amministrazione, sulla tempistica delle operazioni e sui costi crescenti della campagna. Hegseth ha difeso l'operazione perché è essenziale per la sicurezza nazionale americana, sostenendo che le ambizioni nucleari dell'Iran non lasciavano alcuna alternativa diplomatica praticabile.

Il presidente Trump ha ordinato ai suoi collaboratori di preparare piani per un blocco navale prolungato dell'Iran, dopo che i colloqui diplomatici si sono arenati. I funzionari dell'amministrazione affermano che il blocco prenderà di mira le esportazioni di petrolio iraniano e le importazioni critiche, con l'obiettivo di intensificare la pressione economica su Teheran senza un'invasione terrestre su vasta scala. I critici avvertono però che un blocco prolungato rischia di coinvolgere le potenze regionali e potrebbe innescare una gravissima crisi umanitaria, data la dipendenza dell'Iran dalle importazioni di cibo e forniture mediche. La possibilità di un'escalation è considerata molto concreta, e già diversi esperti prevedono conseguenze gravissime.

A Teheran, alti funzionari stanno consultando la Guida Suprema Ali Khamenei su una proposta diplomatica modificata che affronterà alcune richieste americane preservando ciò che l'Iran considera i propri diritti sovrani fondamentali. Non è però chiaro se Khamenei accetterà un compromesso, perché i falchi all'interno delle Guardie Rivoluzionarie restano fermamente contrari a qualsiasi concessione. La proposta includerebbe disposizioni sui limiti all'arricchimento nucleare e sulle ispezioni, anche se i dettagli rimangono strettamente riservati. La verità è che la comunità internazionale attende con ansia una risposta che però potrebbe non arrivare a breve.

Re Carlo III ha pronunciato un discorso storico davanti a una sessione congiunta del Congresso degli Stati Uniti, elogiando la solidità duratura dell'alleanza NATO e del partenariato di sicurezza AUKUS. Il re ha sottolineato che la crisi attuale in Medio Oriente evidenzia l'importanza vitale della cooperazione multilaterale e della difesa collettiva. Il suo discorso è stato accolto con un'ovazione in piedi dai membri di entrambe le camere. È stato già definito uno dei più importanti interventi diplomatici dell'anno, e diversi parlamentari lo hanno descritto come una potente riaffermazione del legame transatlantico. La società civile ha accolto con entusiasmo le parole del sovrano.

In un sviluppo distinto ma correlato, il presidente israeliano Isaac Herzog ha invitato il primo ministro Benjamin Netanyahu e i procuratori dello Stato a impegnarsi in trattative volte a risolvere il caso di corruzione di lunga data contro il leader israeliano. L'invito è arrivato in un momento particolarmente delicato, poiché Israele affronta la propria complessa relazione con il conflitto iraniano e cerca di mantenere l'unità interna. Gli esperti giuridici affermano che un accordo potrebbe eliminare una fonte significativa di instabilità politica, sebbene gli oppositori sostengano che creerebbe un precedente preoccupante. La società israeliana è già profondamente divisa sulla questione, e sarà difficile trovare un compromesso che soddisfi tutte le parti coinvolte.

Fonti: CNN, Washington Post, Just Security

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