Torna alla home Trump vola a Pechino e avverte: gli USA porteranno a termine il lavoro contro l'Iran Politica

Trump vola a Pechino e avverte: gli USA porteranno a termine il lavoro contro l'Iran

Pubblicato il 12 maggio 2026 584 visualizzazioni

Il presidente Donald Trump è partito martedì alla volta della Cina per una visita di Stato a Pechino prevista per il 14 e 15 maggio, dove è atteso per colloqui ad alto rischio con il presidente Xi Jinping in un contesto di tensioni crescenti legate al conflitto iraniano in corso. La possibilità di un'escalation militare è più concreta che mai: prima di salire sull'Air Force One, Trump ha dichiarato ai giornalisti che gli Stati Uniti porteranno a termine il lavoro contro l'Iran, aggiungendo la formula pacificamente o altrimenti, così da segnalare che la porta rimane aperta nonostante i tentativi diplomatici in corso.

I consumatori americani stanno assorbendo un doloroso colpo finanziario, perché la guerra contro l'Iran ha già fatto sentire i suoi effetti sulla realtà quotidiana delle famiglie. Secondo nuovi dati di CNBC, il balzo dei prezzi di benzina e gasolio dall'inizio delle ostilità è già costato alle famiglie più di 37 miliardi di dollari complessivamente, pari a circa 284 dollari per nucleo familiare. Le cifre sottolineano perché la pressione politica sull'amministrazione è cresciuta così in fretta: trovare una soluzione è diventata una priorità, ancor più perché la campagna per le elezioni di metà mandato prenderà presto slancio.

L'amministrazione Trump ha intensificato simultaneamente la pressione finanziaria su Teheran, annunciando sanzioni contro 12 individui ed entità accusati di aver facilitato la vendita di petrolio iraniano da parte dei Guardiani della Rivoluzione Islamica ad acquirenti in Cina. La misura rappresenta un ulteriore livello della campagna di pressione massima perseguita da Washington, che punta alle fonti di entrate le quali, secondo la Casa Bianca, finanziano le attività militari iraniane e le reti di intermediari nella regione. La realtà è che più sanzioni vengono introdotte, più il regime cerca vie alternative per monetizzare le proprie risorse, così da aggirare le restrizioni imposte dalla comunità internazionale.

Un rapporto del Washington Post, citando fonti interne all'amministrazione, indicava che i principali consiglieri di Trump stanno ora valutando più seriamente la ripresa di operazioni di combattimento su larga scala contro l'Iran. Le discussioni interne sono diventate più concrete nelle ultime settimane, poiché i progressi diplomatici si sono arenati. Ciò suggerisce che i pianificatori militari hanno già aggiornato i piani di attacco di emergenza per i siti delle infrastrutture nucleari e militari iraniane, il che è già di per sé un segnale preoccupante per la stabilità dell'intera regione e per le possibilità di una soluzione negoziata.

I mercati finanziari globali hanno reagito con netti ribassi alla notizia: i principali indici azionari di Asia, Europa e America del Nord sono scesi perché gli investitori incorporavano premi di rischio più elevati legati alle interruzioni nell'approvvigionamento di petrolio. Il Brent ha superato livelli di resistenza chiave, amplificando le preoccupazioni inflazionistiche in tutto il mondo. Gli analisti hanno avvertito che prezzi del petrolio sostenuti a livelli elevati potrebbero spingere diverse economie emergenti verso la recessione prima della fine dell'anno, con conseguenze difficili da prevedere per la stabilità delle città e dei mercati dei paesi più vulnerabili.

In uno sviluppo che ha attirato notevole attenzione, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato pubblicamente di voler ridurre l'assistenza militare americana annuale a Israele dall'attuale livello di circa 3,8 miliardi di dollari a zero nel tempo. La notizia ha sorpreso più di un analista e più di un legislatore, data l'ampiezza dell'attuale partenariato per la sicurezza. Funzionari vicini a Netanyahu hanno però suggerito che l'osservazione riflettesse un desiderio di maggiore autonomia strategica israeliana più che una rottura nelle relazioni, già comunque sottoposte a notevole tensione a causa del conflitto.

Separatamente, la premio Nobel per la Pace iraniana Narges Mohammadi, detenuta nel carcere di Evin con accuse legate al suo attivismo per i diritti umani, è stata liberata su cauzione dalle autorità giudiziarie iraniane e trasferita in un ospedale per valutazione medica. Le organizzazioni per i diritti umani hanno accolto con favore la liberazione temporanea, sottolineando però che tutte le accuse contro di lei devono essere abbandonate, perché soltanto così la comunità internazionale potrà considerare soddisfatte le condizioni minime per un rispetto reale delle libertà fondamentali.

Fonti: CNN, CNBC, Washington Post, Times of Israel

Commenti