Il presidente Donald Trump ha innalzato il suo nuovo dazio globale dal 10 al 15 per cento il 21 febbraio, intensificando così la già grave confrontazione costituzionale con il potere giudiziario sulle prerogative presidenziali in materia commerciale. La decisione è arrivata appena un giorno dopo che Trump aveva firmato una sovrattassa del 10 per cento sulle importazioni mondiali, e pochi giorni dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva annullato i suoi precedenti dazi con una sentenza storica, votata sei a tre, perché il presidente aveva violato la legge federale imponendo barriere commerciali unilaterali senza l'approvazione del Congresso.
La Corte Suprema ha stabilito che Trump aveva oltrepassato la sua autorità utilizzando la legge sui poteri economici di emergenza internazionale per giustificare dazi globali generalizzati. L'opinione della maggioranza ha affermato che il potere di imporre tasse e dazi spetta esclusivamente al Congresso in virtù della Costituzione. È già evidente che questa realtà giuridica rappresenta un precedente di grande importanza, poiché la decisione ha determinato che l'amministrazione aveva invocato in modo improprio i poteri di emergenza per aggirare i processi legislativi consolidati.
Come risposta diretta alla sentenza, Trump si è rivolto a un meccanismo giuridico differente. Ha invocato la Sezione 122 della Legge sul Commercio del 1974, che conferisce al presidente la possibilità di imporre una sovrattassa temporanea sulle importazioni fino al 15 per cento per un massimo di 150 giorni, così da affrontare i deficit della bilancia dei pagamenti. Trump ha dapprima firmato un ordine esecutivo il 20 febbraio stabilendo un dazio globale del 10 per cento, poi lo ha portato al massimo consentito del 15 per cento il giorno seguente, dichiarando l'aumento immediatamente operativo.
I mercati finanziari hanno reagito con forza all'escalation dei dazi. Il Bitcoin è crollato di più del 5 per cento dopo l'annuncio, scendendo da circa 67.600 dollari a circa 64.700 dollari in meno di due ore. Anche i mercati azionari globali sono scesi, mentre i partner commerciali di tutto il mondo hanno espresso preoccupazione per le possibilità di impatto negativo sul commercio internazionale. Gli economisti hanno avvertito che i dazi potrebbero far salire i prezzi al consumo e perturbare le catene di approvvigionamento in numerosi settori, con conseguenze già evidenti sulla società.
Un sondaggio Washington Post-ABC News-Ipsos pubblicato nel pieno della turbolenza commerciale rivela che sei americani su dieci disapprovano le prestazioni complessive di Trump, e la maggioranza ritiene che il presidente abbia oltrepassato l'autorità del suo incarico. Il sondaggio riflette una crescente inquietudine pubblica riguardo all'approccio dell'amministrazione al potere esecutivo, in particolare sulle questioni economiche che incidono direttamente sui bilanci familiari. La realtà è che la società americana appare sempre più divisa.
Esperti legali hanno sollevato interrogativi sulla possibilità che anche i nuovi dazi imposti ai sensi della Sezione 122 possano affrontare contestazioni giudiziarie. Alcuni costituzionalisti hanno osservato che la legge del 1974 era stata concepita per aggiustamenti commerciali mirati e temporanei, non per dazi globali di così ampia portata. L'utilizzo di questa norma per sostituire dazi già annullati dalla Corte Suprema potrà suscitare nuovi contenziosi. Gli analisti di diritto commerciale ritengono che le industrie colpite e i governi stranieri potrebbero presentare ricorsi legali già nelle prossime settimane, perciò la situazione è ancora più incerta di quanto si potesse prevedere.
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