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Gli attacchi tra Stati Uniti e Iran si estendono in Medio Oriente

Pubblicato il 30 luglio 2026 716 visualizzazioni

Stati Uniti e Iran hanno scambiato giovedì nuovi attacchi missilistici, ampliando un conflitto che dura da cinque mesi e i cui effetti raggiungono ormai più Stati del Medio Oriente. Secondo Associated Press, la Giordania ha intercettato cinque missili iraniani, mentre l'esercito del Kuwait ha comunicato che un attacco iraniano ha danneggiato gravemente l'edificio di una società cinese e ucciso un lavoratore. Il Comando centrale statunitense ha già confermato una vasta ondata contro obiettivi iraniani dopo un precedente attacco a una base americana in Giordania.

Il Comando centrale ha dichiarato di aver colpito decine di siti legati alle Guardie rivoluzionarie, compresi centri di comando, strutture per missili e droni, sistemi di sorveglianza costiera e difese aeree. L'agenzia ufficiale iraniana IRNA ha riferito che un attacco sull'isola di Qeshm, nello stretto di Hormuz, ha ucciso tre persone e ne ha ferite due. L'agenzia pubblica giordana Petra non ha segnalato feriti dopo le intercettazioni, avvenute per il secondo giorno consecutivo, perciò l'attività difensiva resterà elevata.

L'escalation è arrivata dopo gli attacchi di Stati Uniti e Arabia Saudita contro milizie sostenute dall'Iran in Iraq mercoledì. AP ha riferito che sono morti almeno venti combattenti e sei consiglieri iraniani. L'Iraq ha condannato l'azione, perché è avvenuta mentre Baghdad indagava sulle accuse saudite secondo cui gruppi armati dal territorio iracheno avevano colpito impianti petroliferi. Le milizie hanno negato ogni responsabilità, però gli Houthi dello Yemen, sostenuti dall'Iran, hanno rivendicato separatamente attacchi contro infrastrutture energetiche saudite.

Anche l'Egitto è già di fronte alla possibilità di un'importante estensione del conflitto. L'ufficio del primo ministro egiziano ha indicato che, secondo i risultati iniziali, un drone ha provocato incendi su due navi di gas naturale nel porto mediterraneo di Damietta: una struttura galleggiante di stoccaggio statunitense e una petroliera greca. Non ci sono stati feriti, nessun gruppo ha rivendicato l'attacco e gli Houthi hanno negato un ruolo. AP ha ricordato che l'Egitto, alleato americano e mediatore regionale, finora è riuscito a evitare un coinvolgimento militare diretto.

I combattimenti esercitano così più pressione sulle rotte energetiche globali. Lloyd's List Intelligence ha rilevato che il traffico a Hormuz è sceso da 82 navi nella settimana dal 13 al 19 luglio a 39 tra il 20 e il 26 luglio. In tempo di pace lo stretto trasportava circa il 20 per cento del petrolio e del gas naturale commercializzati. Ambrey ha segnalato che il transito a Bab el-Mandeb è diminuito del 30 per cento dal 21 luglio rispetto a giugno, poiché gli Houthi hanno annunciato un blocco della navigazione saudita.

Il Pakistan, che svolge attività di mediazione, ha affermato che i colloqui per normalizzare la situazione continuano, soprattutto attorno a Hormuz, però ha definito precarie le condizioni di sicurezza. Secondo AP, i funzionari sauditi cercano la possibilità di una de-escalation e al tempo stesso avvertono che gli attacchi alle infrastrutture energetiche non saranno tollerati. Le nuove salve, le difficoltà della navigazione e l'attacco non rivendicato in Egitto rendono la realtà regionale più ampia e complessa, e la diplomazia sarà perciò sottoposta a una prova ancora più difficile.

Fonti: Associated Press, Jordan News Agency Petra, Kuwait military, U.S. Central Command, Iran's IRNA news agency, Egyptian prime minister's office, Ambrey, Lloyd's List Intelligence

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