Negli USA i posti vacanti sono saliti a 7,5 milioni a settembre, secondo i dati diffusi il 3 novembre dal Bureau of Labor Statistics. Per Reuters l’aumento è di 333.000, a 7,523 milioni: è un segnale di domanda di personale più solida nell’economia più grande del mondo.
Per l’agenzia, però, il numero è poco variato, con un tasso del 4,5%. L’indagine JOLTS copre le attività non agricole. Le opportunità aperte si riferiscono all’ultimo giorno lavorativo del mese; assunzioni e uscite all’intero mese: è questa la distinzione tra le quantità.
Le assunzioni sono 5,4 milioni, con un tasso del 3,4%, per l’ufficio. Ospitalità e ristorazione ne registrano 158.000 in più. Le uscite sono 5,3 milioni e il tasso è fermo al 3,3%: si tratta di ingressi e uscite dagli organici, anziché di creazione netta di posti.
Le dimissioni volontarie sono salite a 3,4 milioni, però il tasso è poco variato al 2,1%. Ospitalità e ristorazione ne contano 197.000 in più; arte, spettacolo e ricreazione 19.000 in meno. Per l’ufficio, dimettersi può indicare volontà o capacità di lasciare un impiego.
I licenziamenti sono 1,6 milioni, con un tasso dell’1,0%: per l’agenzia la variazione è contenuta in entrambi i casi. Sanità e assistenza sociale registrano un calo di 70.000. AP osserva che servirà un miglioramento per più mesi affinché si possa accertare una ripresa duratura delle assunzioni.
L’ufficio ha rivisto al rialzo i posti vacanti di agosto di 111.000, a circa 7,2 milioni, grazie a ulteriori rapporti aziendali e al ricalcolo dei fattori stagionali. Settembre è perciò un’istantanea, più che la prova di una svolta duratura. Il prossimo dato JOLTS, relativo a ottobre, sarà pubblicato il 1° dicembre alle 10, ora della costa orientale.
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