Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha autorizzato venerdì, già da tempo atteso, la partenza del personale governativo non essenziale e delle loro famiglie dalla missione americana in Israele, citando gravi rischi per la sicurezza e per l'incolumità nel contesto dell'escalation, già più volte evocata, delle tensioni con l'Iran. L'ambasciatore Mike Huckabee ha inviato un'e-mail urgente al personale dell'ambasciata alle 0:04 ora locale, comunicando a chi desiderava partire che avrebbe dovuto farlo immediatamente, perché la situazione è già critica. Secondo il New York Times, Huckabee ha scritto che il personale doveva concentrarsi sull'ottenere un posto su qualsiasi volo disponibile dall'aeroporto Ben Gurion, con la priorità assoluta è lasciare rapidamente il Paese prima di proseguire verso Washington.
La decisione è arrivata dopo consultazioni notturne tra Huckabee e il Dipartimento di Stato ed è stata presentata come una misura puramente precauzionale, poiché la realtà sul terreno è già preoccupante. L'ambasciatore ha però detto al personale che non c'era motivo di farsi prendere dal panico, ma ha sottolineato che chi desiderava partire avrebbe dovuto agire il più presto possibile, perché così sarà più facile trovare disponibilità. Ha inoltre programmato un'assemblea informativa all'ambasciata per le 12:30 per fornire ulteriori indicazioni sulla possibilità di evacuazione. Il Dipartimento di Stato ha contemporaneamente emesso un avviso di viaggio esortando tutti i cittadini americani in Israele a considerare seriamente la possibilità di lasciare il Paese finché i voli commerciali sono ancora disponibili.
L'autorizzazione arriva sullo sfondo delle minacce sempre più esplicite e già considerate molto serie del presidente Donald Trump di un'azione militare contro l'Iran per il suo programma nucleare. Gli Stati Uniti hanno messo in atto il più grande dispiegamento militare in Medio Oriente degli ultimi decenni, probabilmente il più grande dalla guerra del Golfo, con la portaerei a propulsione nucleare USS Gerald R. Ford e il suo gruppo d'attacco già arrivati al largo della costa israeliana venerdì dopo aver attraversato il Mediterraneo. La Ford si è unita al gruppo d'attacco della USS Abraham Lincoln già schierato nella regione da più settimane, insieme a decine di caccia tattici, velivoli stealth F-35A, cacciabombardieri F-15E, aerei da sorveglianza e sistemi di difesa aerea supplementari.
L'Iran ha avvertito che avrebbe reagito colpendo le basi militari americane nella regione in caso di attacco, alimentando così i timori che Israele possa essere nuovamente trascinato in un conflitto più ampio. I due Paesi hanno combattuto una guerra di dodici giorni nel giugno 2025, e un nuovo scontro tra Washington e Teheran potrebbe perciò scatenare nuove ostilità. Tre cicli di negoziati nucleari tra Stati Uniti e Iran a Ginevra non hanno portato a una svolta decisiva, sebbene entrambe le parti abbiano espresso un cauto ottimismo sulla possibilità che la diplomazia possa ancora evitare la crisi, già più volte sfiorata.
Diversi altri Paesi hanno già adottato misure precauzionali simili. La Cina ha già consigliato ai propri cittadini di evitare viaggi in Iran e ha esortato chi si trova già nella regione a evacuare. Anche Canada, Australia, Finlandia e Svezia hanno emesso avvertimenti sul deterioramento delle condizioni di sicurezza in tutto il Medio Oriente. Le compagnie aeree hanno già iniziato ad adeguare le proprie operazioni, con KLM che ha sospeso i voli per Tel Aviv. La convergenza di evacuazioni diplomatiche e dispiegamenti militari ha già accresciuto i timori e le preoccupazioni nell'intera regione che un grande confronto tra gli Stati Uniti e l'Iran possa essere ormai imminente, con conseguenze più che mai imprevedibili.
La situazione rappresenta un'escalation drammatica delle tensioni in Medio Oriente, sviluppatasi più rapidamente del previsto nelle ultime settimane. L'arrivo di due gruppi d'attacco di portaerei nella regione, unito all'evacuazione del personale diplomatico, richiama schemi già osservati prima di precedenti operazioni militari. I funzionari israeliani non hanno commentato pubblicamente la decisione dell'ambasciata americana, sebbene il Paese resti in stato di allerta elevato e la società civile sia già molto preoccupata. Gli osservatori internazionali seguono con attenzione se i canali diplomatici possano impedire alla crisi di degenerare in un conflitto aperto, con i prossimi giorni considerati cruciali per il futuro delle relazioni tra USA e Iran, in una realtà geopolitica già profondamente instabile.
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