Torna alla home Gli astronomi individuano un buco nero vicino in un'eruzione radio record, finestra sull'universo primordiale Scienza

Gli astronomi individuano un buco nero vicino in un'eruzione radio record, finestra sull'universo primordiale

Pubblicato il 12 luglio 2026 687 visualizzazioni

Gli astronomi hanno individuato un buco nero al centro di una galassia vicina che sta crescendo a un ritmo eccezionale e che produce un'eruzione radio come non se ne erano mai osservate prima. Un team internazionale guidato da Stefanie Komossa, dell'Istituto Max Planck di Radioastronomia a Bonn, ha riferito che la galassia brilla in modo insolitamente intenso nelle lunghezze d'onda radio da più di otto anni, una persistenza davvero straordinaria per un evento simile, perché finora nessun fenomeno del genere era durato così a lungo.

La galassia, catalogata come SDSS J110546.07+145202.4, si trova a circa 1,8 miliardi di anni luce dalla Terra, nella costellazione del Leone. I ricercatori hanno rilevato che l'intensità della sua emissione radio è aumentata di oltre venti volte in un breve periodo e non mostra alcun segno di indebolimento, il che la rende una sorgente di longevità unica in una categoria di fenomeni che di solito si spengono in fretta, perciò il caso è già eccezionale.

La maggior parte dei transienti radio associati ai centri delle galassie dura solo giorni o settimane prima di affievolirsi. Questa sorgente, invece, resta brillante da diversi anni, il che segna quello che il team descrive come il primo oggetto del suo genere. La combinazione di una luminosità estrema e di una notevole longevità ha così permesso agli astronomi di studiare l'evento nei dettagli, anziché coglierne solo un fugace bagliore.

Combinando nuove osservazioni con dati d'archivio che risalgono a diversi anni fa, i ricercatori hanno concluso che una quantità crescente di materia sta cadendo nel buco nero. Questo afflusso sembra già alimentare un getto di particelle ad alta energia, lanciato dalle immediate vicinanze del buco nero e che irradia con più forza alle frequenze radio mentre interagisce con l'ambiente circostante, perciò l'emissione risulta eccezionalmente potente.

La scoperta è significativa perché le condizioni osservate somigliano a quelle che si ritiene abbiano dominato nell'universo primordiale, quando i buchi neri crescevano rapidamente e generavano potenti getti, e ciò la rende già una delle più preziose degli ultimi anni. Studiare un esempio relativamente vicino consente agli scienziati di esaminare processi altrimenti visibili soltanto in galassie estremamente lontane e deboli, aprendo di fatto una finestra sul cosmo così com'era miliardi di anni fa.

Il team intende continuare a monitorare la galassia con i radiotelescopi per seguire l'evoluzione dell'eruzione e capire se prima o poi si placherà, perché la sua durata è già di per sé un enigma. Le osservazioni continuate potrebbero affinare i modelli su come i buchi neri supermassicci accumulano massa e su come si formano i loro getti, questioni che sono al cuore degli sforzi per capire come si siano sviluppate le galassie e i loro motori centrali nel corso del tempo cosmico, perché ogni nuovo dato potrà rivelare qualità finora sconosciute di questi oggetti.

Fonti: Max Planck Institute for Radio Astronomy, Phys.org, Universe Today, Max-Planck-Gesellschaft

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