Il Bangladesh sta affrontando la sua epidemia di morbillo più letale da decenni, con più di 528 bambini confermati morti e oltre 60.000 casi sospetti segnalati dall'inizio della crisi a metà marzo 2026. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha emesso una notifica di emergenza epidemiologica avvertendo di un'emergenza vaccinale, poiché gli ospedali in tutto il paese faticano a far fronte al numero schiacciante di giovani pazienti che necessitano di terapia intensiva. I funzionari sanitari riferiscono che in alcuni giorni vengono registrati più di 1.500 nuovi casi sospetti, con 17 bambini deceduti in un solo giorno il 4 maggio.
La stragrande maggioranza delle vittime appartiene ai gruppi più vulnerabili della società. Secondo i dati dell'OMS, il 79 per cento dei casi segnalati riguarda bambini sotto i cinque anni, con quelli sotto i due anni che rappresentano il 66 per cento di tutte le infezioni. I neonati sotto i nove mesi, che tipicamente sono troppo piccoli per ricevere la prima vaccinazione contro il morbillo, rappresentano il 33 per cento dei casi. È già evidente che si tratta di una delle più gravi crisi sanitarie della regione, perché The Lancet ha pubblicato un editoriale che descrive il tasso di mortalità come inusuale, segnalando quello che definisce un fallimento fondamentale dell'infrastruttura sanitaria pubblica del paese.
La malnutrizione è emersa come un fattore critico che amplifica la gravità dell'epidemia. Le agenzie umanitarie che operano in Bangladesh riferiscono che molti dei bambini deceduti soffrivano già di denutrizione prima di contrarre il morbillo, il che compromette gravemente la capacità del sistema immunitario di combattere il virus. La combinazione di bassa copertura vaccinale, malnutrizione diffusa e condizioni abitative sovraffollate nelle aree urbane ha creato quella che gli epidemiologi descrivono come una tempesta perfetta per la trasmissione virale tra i cittadini più giovani e più vulnerabili del paese.
Il governo ha lanciato una campagna vaccinale mirata contro morbillo e rosolia il 5 aprile, seguita da uno sforzo nazionale a partire dal 20 aprile, però gli operatori sanitari hanno incontrato difficoltà significative nel raggiungere le comunità remote e nel superare l'esitazione vaccinale. Gli ospedali nella capitale Dacca hanno istituito reparti dedicati al morbillo ma segnalano carenze critiche di posti letto in terapia intensiva, costringendo il personale medico a decisioni di triage difficili poiché nuovi pazienti continuano ad arrivare a ritmi allarmanti. Organizzazioni sanitarie internazionali tra cui l'UNICEF hanno già dispiegato squadre di emergenza.
Gli esperti di sanità pubblica negli Stati Uniti e altrove hanno espresso preoccupazione per le possibili implicazioni internazionali dell'epidemia in Bangladesh, in particolare con l'avvicinarsi della Coppa del Mondo FIFA 2026 e l'aumento previsto dei viaggi globali nei prossimi mesi. La crisi ha riacceso il dibattito sulle conseguenze del calo dei tassi di vaccinazione a livello mondiale, perciò i funzionari sanitari avvertono che il morbillo, una malattia che era già sulla strada dell'eliminazione in molte regioni, sta risorgendo nei paesi dove i programmi di immunizzazione di routine sono stati interrotti da instabilità politica, carenze di finanziamento e crescente sentimento anti-vaccini. È ormai chiaro che sarà necessaria un'assistenza internazionale immediata per prevenire ulteriori decessi e contenere l'epidemia prima che si diffonda ai paesi vicini.
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