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La Cina alza il bilancio della frana in Tibet mentre proseguono i soccorsi

Pubblicato il 5 settembre 2026 0 visualizzazioni

Le autorità cinesi hanno portato venerdì sera a 31 il numero dei morti confermati per la colata di fango del 26 agosto al valico di Gyirong, fra Cina e Nepal, mentre 531 persone risultavano ancora disperse. L’aggiornamento ufficiale, diffuso nelle ultime 24 ore dal comando locale e rilanciato da Xinhua, è già superiore di dieci vittime al dato di mercoledì, mentre l’attività di ricerca è proseguita nell’area d’alta quota della Regione autonoma del Tibet.

La calamità è iniziata con una valanga di ghiaccio e rocce in Nepal, che ha generato un flusso veloce di acqua, fango e detriti lungo le valli himalayane su entrambi i lati del confine. Ha distrutto edifici, reti elettriche e una parte della strada cinese G216, isolando il valico e rendendo più difficile l’accesso dei soccorritori. Gyirong è una realtà strategica per il commercio e gli spostamenti terrestri fra Cina e Nepal.

Secondo Xinhua, le squadre avevano recuperato 987 oggetti personali e individuato entro mercoledì 58 possibili siti di pericolo geologico lungo la via di soccorso ripristinata. Le autorità hanno mobilitato circa 2.300 persone, più di 400 veicoli, oltre 8.000 attrezzature specialistiche, più di 800 voli di droni e 24 voli di elicotteri. Un gruppo di 172 tecnici ha valutato la possibilità di ulteriori frane nei villaggi colpiti.

La più ampia catastrofe transfrontaliera ha causato oltre 1.000 morti e lasciato più di 4.500 dispersi in Cina e Nepal, secondo un servizio dell’Associated Press pubblicato venerdì. AP ha spiegato che l’accesso sul lato cinese è rimasto limitato soprattutto a Xinhua e alla televisione statale CCTV; perciò i numeri cinesi dipendono dalle comunicazioni ufficiali. Il Nepal, però, ha pubblicato elenchi frequenti e ha concesso ai media un accesso più ampio.

Venerdì le attività di soccorso hanno offerto un raro segnale di speranza: in Nepal due operai sono stati estratti vivi da un tunnel della centrale idroelettrica Trishuli 3A nove giorni dopo le inondazioni. Uno è in condizioni critiche, riferisce AP. Le autorità nepalesi hanno indicato circa 900 lavoratori dispersi in dodici progetti idroelettrici, inclusi quasi 500 che potrebbero essere bloccati nei tunnel, mostrando così l’enorme qualità e difficoltà dello sforzo necessario.

Le autorità cinesi hanno scelto i siti per due rifugi temporanei e valutato i pericoli in tre villaggi colpiti. Hanno inoltre organizzato cibo, medicine e partenze alternative per i cittadini nepalesi rimasti a Gyirong dopo l’interruzione di strade, comunicazioni ed elettricità. La ricerca e il controllo del territorio continueranno, ma l’alto numero di dispersi e la possibilità di nuovi eventi geologici rendono ancora incerto quale sarà il costo umano ed economico finale.

Fonti: Associated Press, Xinhua News Agency

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