Il Turkmenistan ha fermato otto grandi perdite di metano in impianti petroliferi e del gas ormai vecchi dopo gli allarmi di un sistema satellitare delle Nazioni Unite, secondo nuovi dati riferiti lunedì da The Guardian. Le riparazioni sono il primo gruppo documentato di interventi in un Paese già indicato più volte come uno dei maggiori centri mondiali di emissioni di questo potente gas serra.
Il sistema di allerta e risposta sul metano del Programma ONU per l’ambiente, noto come MARS, ha inviato al Turkmenistan 192 segnalazioni di pennacchi nell’ultimo anno. Il Paese ha fornito informazioni dal terreno o possibili piani di riparazione per circa il 20 per cento degli avvisi. Tre delle sei perdite più grandi rilevate nel mondo negli ultimi sei mesi erano lì, così come nove delle prime 50; perciò la possibilità di riduzione è rilevante.
Autorità e operatori hanno riparato tubazioni corrose, pozzi difettosi e torce malfunzionanti, fermando così gli otto rilasci. Meghan Demeter, responsabile del programma UNEP, ha spiegato che i risultati sono la prova che la catena fra rilevamento satellitare, notifica e attività fisica può funzionare con rapidità. Ha però sottolineato che otto chiusure sono già un passo concreto, non ancora una riduzione decisiva delle emissioni complessive del Paese.
MARS unisce l’intelligenza artificiale alle osservazioni di più di una dozzina di satelliti. Gli analisti compiono due livelli di verifica prima di inviare gli allarmi confermati a governi o società. Quando un operatore comunica una riparazione, il sistema continuerà a controllare il luogo e registrerà il successo soltanto quando i dati mostreranno che le emissioni sono finite. Nei Paesi coinvolti, gli avvisi hanno finora contribuito alla chiusura verificata di 43 perdite.
Il metano trattiene nel breve periodo molto più calore dell’anidride carbonica ed è responsabile di circa un quarto dell’attuale riscaldamento globale, secondo i dati UNEP citati. Poiché resta nell’atmosfera meno a lungo della CO2, ridurlo può rallentare il riscaldamento più rapidamente. Anche il rapporto 2026 dell’Agenzia internazionale dell’energia identifica il Turkmenistan come un centro persistente e indica che le osservazioni satellitari suggeriscono emissioni in crescita insieme alla produzione di gas all’inizio del decennio.
I risultati rivelano però un impegno internazionale molto diverso. Il Kazakistan ha fermato anch’esso otto perdite, mentre il Messico ha risposto a tutti i 23 allarmi, ma non aveva ancora completato una riparazione. Gli Stati Uniti hanno ricevuto 138 avvisi, il secondo totale più alto, senza rispondere né registrare chiusure nell’anno. L’UNEP amplierà l’assistenza tecnica, affinché l’attività aumenti, mentre il segretario generale ONU António Guterres chiede risposte ad almeno l’80 per cento degli allarmi.
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