Gli astronomi che hanno usato l’Exploratore di polarimetria a raggi X IXPE della NASA potrebbero avere ottenuto l’indizio più chiaro finora che un campo magnetico estremo può alterare le proprietà ottiche dello spazio vuoto. Il risultato, già sottoposto a revisione scientifica e pubblicato mercoledì su Nature, riguarda la magnetar 1E 1547.0-5408 e la birifrangenza del vuoto, un effetto dell’elettrodinamica quantistica previsto nel 1936 ma mai confermato direttamente.
Le magnetar sono residui di stelle di neutroni che racchiudono più massa del Sole in un oggetto grande quanto una città. I loro campi magnetici sono i più intensi conosciuti nell’universo. Secondo la NASA, 1E 1547.0-5408 completa una rotazione ogni due secondi ed è già una fonte persistente di onde radio e raggi X; perciò è particolarmente adatta a verificare come si comporta la luce in una realtà fisica così estrema.
Gli scienziati hanno osservato l’oggetto per più di 140 ore tra marzo e aprile 2025 con IXPE, insieme allo strumento NICER della NASA e al radiotelescopio australiano Murriyang, noto anche come Parkes. La campagna è stata la prima attività coordinata di misurazione della polarizzazione radio e X di una magnetar. La polarizzazione descrive orientamento e allineamento della luce ricevuta, e il livello rilevato è risultato quasi tre volte più elevato rispetto a fonti simili.
La polarizzazione dei raggi X ha raggiunto circa il 40 per cento in una regione di emissione e l’80 per cento in un’altra, però è variata con regolarità durante la rotazione. Né i modelli standard dell’emissione superficiale né la geometria spiegano un allineamento così alto. Le simulazioni indicano che, affinché sia possibile riprodurre sia il segnale X sia i vincoli radio, è necessaria la birifrangenza: un campo abbastanza forte può rendere il vuoto simile a un prisma e può filtrare la luce secondo la direzione.
La NASA e gli autori definiscono il risultato un sostegno molto forte, non ancora una prova definitiva. Ulteriori osservazioni IXPE di questa e di altre magnetar saranno perciò necessarie perché nessuna spiegazione alternativa possa riprodurre il segnale. Se verrà confermata, la scoperta sarà un test astronomico diretto di una previsione fondamentale dell’elettrodinamica quantistica in condizioni impossibili sulla Terra; potrà inoltre migliorare la qualità delle conoscenze sulle superfici, sui campi magnetici e sul comportamento della luce vicino alle stelle di neutroni.
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