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Un probiotico del kimchi aiuta il corpo a eliminare le microplastiche, secondo uno studio coreano

Pubblicato il 18 maggio 2026 782 visualizzazioni

Scienziati sudcoreani del World Institute of Kimchi, un ente di ricerca finanziato dal governo e operante sotto il Ministero della Scienza e delle TIC, hanno identificato un batterio probiotico presente nel tradizionale cavolo fermentato coreano che può aiutare il corpo umano a eliminare le microplastiche. Il ceppo, noto come Leuconostoc mesenteroides CBA3656, ha dimostrato una notevole capacità di legarsi alle minuscole particelle di plastica e di rimuoverle in condizioni che simulano l'ambiente ostile del tratto digestivo umano.

La scoperta affronta una crescente preoccupazione per la salute pubblica, poiché negli ultimi anni sono state rilevate microplastiche nel sangue umano, nel tessuto polmonare e persino nel tessuto placentare. Questi frammenti microscopici di plastica, rilasciati da imballaggi, abbigliamento sintetico e rifiuti in degradazione, hanno già destato allarme tra i ricercatori medici che sospettano collegamenti con infiammazioni, alterazioni ormonali e danni cellulari. Trovare un metodo sicuro e naturale per aiutare il corpo a eliminare questi contaminanti rappresenta perciò un passo avanti significativo nella realtà della ricerca biomedica.

Ciò che distingue il ceppo derivato dal kimchi dagli altri candidati è la sua resistenza nelle condizioni biologiche reali. Sebbene diversi ceppi batterici abbiano mostrato risultati promettenti in laboratorio per il legame con le microplastiche, la maggior parte vede la propria efficacia crollare drasticamente quando è esposta all'ambiente acido e ricco di enzimi del tratto gastrointestinale. I ceppi concorrenti testati dal gruppo di ricerca hanno visto i loro tassi di adsorbimento precipitare fino al 3 per cento nelle condizioni intestinali simulate, così da risultare essenzialmente inutili.

Il Leuconostoc mesenteroides CBA3656, al contrario, ha mantenuto un tasso di adsorbimento del 57 per cento anche dopo essere passato attraverso condizioni che imitavano l'acido gastrico e gli enzimi intestinali. Questa eccezionale durabilità deriva probabilmente dalle pressioni evolutive del processo di fermentazione del kimchi stesso, dove i batteri devono sopravvivere in un ambiente acido e salato ricco di microrganismi concorrenti. Le condizioni di fermentazione preselezionano efficacemente i ceppi più resistenti, perché solo quelli più adattabili possono prosperare in condizioni digestive così difficili.

I ricercatori hanno validato i risultati di laboratorio attraverso test sugli animali, somministrando il probiotico a topi nutriti con nanoplastiche. I topi trattati hanno espulso più del doppio della quantità di particelle di nanoplastica nelle feci rispetto al gruppo di controllo, confermando che il batterio facilita attivamente l'eliminazione dei contaminanti plastici attraverso i normali processi digestivi piuttosto che permetterne l'accumulo in organi e tessuti. È già chiaro che questa scoperta apre nuove possibilità per la salute.

Lo studio è stato pubblicato su Bioresource Technology, una rivista peer-reviewed classificata al primo posto nel campo dell'Ingegneria Agraria, il che conferisce una notevole credibilità ai risultati. Il gruppo di ricerca ha sottolineato che, sebbene i risultati siano incoraggianti, saranno necessari studi clinici sull'uomo prima che un integratore probiotico possa essere commercializzato. Hanno inoltre evidenziato che la riduzione dell'inquinamento da plastica alla fonte rimane però la strategia più importante, perché la società nel suo complesso non può affidarsi esclusivamente a interventi probiotici per affrontare la realtà di un problema così vasto e pervasivo.

Fonti: ScienceDaily, Phys.org, SciTechDaily, Tech Explorist

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