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Morandini propone il ritiro da CNews dopo la condanna per corruzione di minori

Pubblicato il 9 febbraio 2026 865 visualizzazioni

Il presentatore televisivo francese Jean-Marc Morandini ha annunciato domenica di aver proposto il proprio ritiro dall'emittente CNews, settimane dopo che la sua condanna per corruzione di minori è divenuta definitiva. È una decisione che giunge dopo settimane di polemiche già molto accese. Il conduttore del programma quotidiano Morandini Live ha pubblicato sui social media di aver offerto alla direzione del canale di ritirarsi dall'antenna per ristabilire la calma necessaria al lavoro della redazione, aggiungendo che non desiderava in alcun modo essere un problema né per il personale né per la direzione dell'emittente e del gruppo. Così facendo, ha però evitato di assumersi più esplicitamente la responsabilità delle proprie azioni.

L'annuncio giunge dopo settimane di crescente pressione su CNews e sul suo proprietario, il gruppo mediatico Bolloré. Il 14 gennaio, la Corte di Cassazione francese ha confermato la condanna di Morandini per corruzione di minori, per messaggi sessualmente espliciti inviati a tre adolescenti tra il 2009 e il 2016. La sentenza prevede due anni di reclusione con sospensione condizionale, una multa di 20.000 euro, il divieto permanente di esercitare attività che coinvolgano minori e l'iscrizione nel registro nazionale degli autori di reati sessuali. Il 22 gennaio, Morandini ha anche rinunciato a impugnare una condanna separata per molestie sessuali ai danni di un giovane attore, rendendo così definitiva anche quella pena di 18 mesi con sospensione condizionale. La gravità complessiva delle condanne è perciò senza precedenti per una personalità televisiva di questa visibilità.

Nonostante queste condanne definitive, CNews aveva inizialmente scelto di mantenere Morandini in onda. Il direttore di Canal Plus Francia aveva difeso pubblicamente la decisione, affermando che l'emittente se ne assumeva pienamente la responsabilità e sottolineando che il presentatore non aveva alcun contatto con minori nel suo ruolo professionale. Questa posizione ha provocato una grave crisi interna. La giornalista di punta Sonia Mabrouk si è dimessa sia da CNews sia da Europe 1 il 6 febbraio, dichiarando che non poteva avallare il mantenimento in onda di una persona condannata. Anche i conduttori di lunga data Pascal Praud e Laurence Ferrari hanno espresso pubblicamente il loro disappunto, contribuendo così ad aggravare la già difficile situazione. La possibilità di mantenere in onda un condannato è apparsa a molti del tutto inaccettabile, perché contraria ai principi di responsabilità etica che un'emittente pubblica dovrebbe rispettare.

La controversia si è estesa ben oltre la redazione. L'europarlamentare François-Xavier Bellamy, del partito di centrodestra Les Républicains, ha chiesto a Morandini di dimettersi durante una trasmissione in diretta. Il leader del Rassemblement National, Jordan Bardella, ha dato istruzioni ai suoi rappresentanti eletti di boicottare il programma di Morandini. Gli inserzionisti hanno abbandonato in massa la trasmissione: nelle due settimane successive alla condanna sono stati trasmessi soltanto 18 spot pubblicitari, a fronte dei 16 annunci andati in onda in un'unica fascia oraria per il programma precedente. Un inserzionista ha dichiarato pubblicamente di aver deciso di sospendere immediatamente ogni investimento pubblicitario perché la situazione era del tutto incompatibile con la propria immagine aziendale. È ormai evidente che la permanenza di Morandini era già divenuta insostenibile anche dal punto di vista economico.

La direzione di CNews ha risposto alla proposta di ritiro di Morandini dichiarando di prendere atto della sua decisione di lasciare l'antenna con effetto immediato. Una commissione parlamentare d'inchiesta sull'audiovisivo pubblico ha convocato il fondatore del gruppo Bolloré, Vincent Bolloré, per testimoniare a fine febbraio sulle ragioni per cui un presentatore condannato per corruzione di minori è stato mantenuto in onda. Il presidente della commissione ha affermato che, anche in assenza di violazioni legali da parte dell'emittente, non è accettabile che una persona iscritta nel registro degli autori di reati sessuali continui ad apparire in televisione. La vicenda ha così riacceso il dibattito sulla necessità di regole più severe per la professione televisiva in Francia.

Fonti: France Info, La Libre Belgique, RTBF, Puremedias, VL Media, Strategies

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