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I polpi sanno usare gli specchi per trovare cibo nascosto: la scoperta di Dartmouth

Pubblicato il 5 giugno 2026 693 visualizzazioni

I polpi possono usare gli specchi per trovare cibo nascosto alla loro vista diretta, secondo uno studio rivoluzionario pubblicato giovedì sulla rivista Current Biology da ricercatori del Dartmouth College. È già chiaro che questa scoperta rappresenta la prima dimostrazione che una specie di invertebrato può utilizzare superfici riflettenti per raccogliere informazioni sul proprio ambiente, un'impresa cognitiva finora osservata solo in un gruppo ristretto di vertebrati, compresi alcuni mammiferi e uccelli. Perciò la ricerca apre nuove strade per comprendere l'evoluzione della cognizione spaziale nel regno animale.

Lo studio è stato guidato da Mary Kieseler, che ha completato la sua ricerca dottorale a Dartmouth come membro della classe 2025 della Guarini School of Graduate and Advanced Studies e ora è ricercatrice post-dottorale presso l'Università di Friburgo in Svizzera. Kieseler e i suoi colleghi hanno progettato una serie di esperimenti utilizzando tre polpi californiani a due macchie ospitati nel Laboratorio dei Polpi di Dartmouth, una struttura specializzata creata per studiare le capacità cognitive di questi animali marini straordinariamente intelligenti.

Nella configurazione sperimentale, i ricercatori hanno posizionato alimenti come granchi in luoghi che non erano direttamente visibili ai polpi, però potevano essere visti attraverso uno specchio posizionato nella vasca. È già stato dimostrato che gli animali hanno avuto la possibilità di osservare il riflesso nello specchio e poi navigare verso la posizione reale del cibo. In modo notevole, i polpi hanno identificato correttamente la vera posizione del cibo circa il 73 per cento delle volte, un tasso di successo che supera di gran lunga ciò che ci si aspetterebbe dal solo caso e dimostra una genuina comprensione della relazione spaziale tra l'immagine nello specchio e l'oggetto reale.

È fondamentale sottolineare che i polpi hanno imparato a non attaccare l'immagine del granchio visibile nello specchio, utilizzando invece il riflesso come informazione per dedurre la posizione effettiva della fonte di cibo. Questa distinzione è significativa perché dimostra che gli animali comprendevano che l'immagine nello specchio era una rappresentazione piuttosto che una preda reale, e così potevano tradurre quell'informazione visiva in una strategia spaziale per trovare il cibo nascosto. Già in precedenza alcune ricerche avevano mostrato che i polpi possono riconoscere i propri riflessi in alcuni contesti, però questo studio va più in là dimostrando un uso funzionale degli specchi come strumenti ambientali.

Le implicazioni della ricerca si estendono ben oltre lo studio del comportamento dei polpi. Finora la capacità di usare gli specchi per comprendere le relazioni spaziali era stata documentata solo in specie di vertebrati, compresi grandi scimmie, delfini, elefanti e alcuni corvidi come corvi e gazze. Il fatto che i polpi, la cui linea evolutiva si è separata dai vertebrati più di 500 milioni di anni fa, abbiano sviluppato indipendentemente capacità cognitive simili suggerisce che il ragionamento spaziale complesso potrebbe essersi evoluto più volte attraverso l'evoluzione convergente, piuttosto che essere stato ereditato da un antenato comune.

La ricerca fa luce anche sulla notevole architettura neurale dei polpi, che possiedono circa 500 milioni di neuroni distribuiti in un sistema nervoso altamente decentralizzato. A differenza dei vertebrati, la cui elaborazione cognitiva è concentrata nel cervello, i polpi hanno due terzi dei loro neuroni situati nelle braccia, creando così un'intelligenza distribuita che funziona in modo fondamentalmente diverso dalla cognizione dei mammiferi. È già sorprendente che la capacità di usare gli specchi nonostante questa organizzazione neurale radicalmente diversa sfida le ipotesi esistenti sui prerequisiti neurali per il ragionamento spaziale complesso.

Guardando al futuro, il team di Dartmouth prevede di ampliare la propria ricerca per esaminare se i polpi possono usare gli specchi anche per altri scopi, come monitorare potenziali minacce o esplorare ambienti sconosciuti. È già previsto che i risultati potrebbero avere applicazioni pratiche nella progettazione di programmi di arricchimento per cefalopodi in cattività, poiché gli specchi potrebbero fornire stimolazione cognitiva a sostegno del benessere di questi animali altamente intelligenti in acquari e laboratori.

Fonti: Current Biology, Dartmouth College, ScienceDaily, Phys.org

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