Torna alla home Un raro meteorite sahariano rivela l'esistenza di un mondo perduto grande quanto la Luna dall'alba del sistema solare Scienza

Un raro meteorite sahariano rivela l'esistenza di un mondo perduto grande quanto la Luna dall'alba del sistema solare

Pubblicato il 23 giugno 2026 591 visualizzazioni

Un raro meteorite scoperto nel deserto del Sahara ha fornito agli scienziati la prima prova diretta che un enorme protopianeta, potenzialmente grande quanto la Luna o persino Marte, orbitò attorno al giovane Sole prima di essere distrutto in una collisione catastrofica più di 4,5 miliardi di anni fa. La scoperta è straordinaria perché riscrive la nostra comprensione della storia violenta del sistema solare primordiale e rivela che già nelle prime fasi della formazione planetaria esisteva una diversità chimica molto più ampia di quanto si credesse.

Il meteorite, designato ufficialmente Northwest Africa (NWA) 12774, appartiene al gruppo delle angriti, che sono tra le rocce vulcaniche più antiche conosciute nel sistema solare. Le angriti si formarono solo pochi milioni di anni dopo che il sistema solare emerse circa 4,56 miliardi di anni fa. Di più di 80.000 meteoriti trovati sulla Terra, solo 68 appartengono a questo gruppo estremamente raro. Ciò significa che ogni esemplare è una finestra inestimabile sulla realtà dell'epoca più antica della formazione planetaria, così come è già chiaro dalla rarità di questi reperti.

I ricercatori dell'Università del Colorado a Boulder hanno esaminato cristalli microscopici all'interno di NWA 12774 e hanno scoperto che conservano ancora bordi affilati e caratteristiche chimiche delicate. Queste proprietà sarebbero normalmente distrutte se i cristalli si fossero formati in profondità nel sottosuolo, perché là la pressione intensa e il calore avrebbero cancellato tali dettagli fini nel corso del tempo. È già evidente che la preservazione di queste caratteristiche suggerisce fortemente che i cristalli si formarono relativamente vicino alla superficie del loro corpo progenitore, così confermando la possibilità di un mondo più grande.

Questa scoperta ha implicazioni profonde per la dimensione del mondo originale. Se cristalli vulcanici con caratteristiche così ben preservate si formarono vicino alla superficie, allora il corpo progenitore doveva possedere un mantello e una crosta spessi sopra i suoi strati più profondi. Gli scienziati stimano che il protopianeta perduto avesse un raggio di più di 1.800 chilometri, collocandolo nella fascia dimensionale tra la nostra Luna e Marte. Un tale mondo sarebbe stato una presenza già significativa nel sistema solare primordiale, poiché la sua dimensione è paragonabile a quella dei corpi più grandi dell'epoca.

La distruzione di questo corpo antico avvenne probabilmente durante il periodo caotico in cui i giovani pianeti competevano ancora per lo spazio orbitale, scontrandosi e fondendosi o frantumandosi a vicenda. Frammenti di quell'evento catastrofico si dispersero attraverso il sistema solare interno, e almeno un pezzo alla fine cadde sulla Terra come il meteorite oggi conosciuto come NWA 12774. È così che un viaggio di miliardi di anni ha portato alla possibilità di ricostruire la realtà di un mondo perduto, perché senza questo meteorite non avremmo già avuto la prova diretta della sua esistenza.

Gli scienziati affermano inoltre che questa scoperta rivela una realtà sorprendente: il sistema solare primordiale conteneva mondi costruiti con composizioni chimiche molto diverse da quelle dei pianeti terrestri che conosciamo oggi. Il corpo progenitore delle angriti sembra essersi formato da materiali arricchiti in certi elementi ma impoveriti in altri. Ciò è già di per sé una sfida ai modelli semplificati che presumevano che tutti i mondi rocciosi nella nostra regione si fossero formati da componenti più o meno simili. La società scientifica può così rivalutare le proprie teorie sulla diversità planetaria primordiale.

La ricerca, pubblicata in una rivista scientifica di primo piano e ampiamente trattata dai principali media scientifici, rappresenta una pietra miliare nella scienza planetaria. Studiando una singola roccia rara del Sahara, gli scienziati hanno effettivamente ricostruito l'esistenza di un intero mondo perduto. È già chiaro che sarà necessario rivalutare molti aspetti della formazione planetaria, poiché questa scoperta dimostra che la realtà del sistema solare primordiale era molto più complessa e variegata di quanto si pensasse in precedenza.

Fonti: ScienceDaily, Live Science, Scientific American, Space.com, Phys.org

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