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Trump lancia un'invettiva volgare contro l'Iran e minaccia di distruggere centrali e ponti

Pubblicato il 5 aprile 2026 954 visualizzazioni

Il presidente Donald Trump ha intensificato notevolmente le tensioni con l'Iran domenica, pubblicando un messaggio pieno di volgarità e parolacce su Truth Social nel quale ha minacciato direttamente di distruggere le infrastrutture più importanti del paese. Il post, scritto con un linguaggio straordinariamente volgare, avvertiva Teheran che martedì sarebbe stato il «Giorno delle centrali elettriche e dei ponti, tutto insieme in uno», a meno che l'Iran non apra immediatamente lo Stretto di Hormuz alla navigazione internazionale. È evidente che la gravità della situazione è aumentata in modo drammatico, perché il conflitto tra Stati Uniti e Iran è già al suo 37esimo giorno senza alcuna risoluzione in vista.

L'ultimatum di dieci giorni imposto dal presidente all'Iran scadrà presumibilmente lunedì, sebbene egli abbia già emesso e successivamente rivisto diversi termini simili dall'inizio della guerra. Lo Stretto di Hormuz, lo stretto passaggio marittimo tra l'Iran e la penisola arabica, gestisce tra il 20 e il 30 per cento del commercio petrolifero mondiale via mare, rendendolo uno dei punti strategici più vitali del pianeta. È chiaro che qualsiasi interruzione prolungata del traffico attraverso questa rotta avrebbe conseguenze devastanti per l'economia globale e per la stabilità dei mercati energetici. La possibilità di una crisi petrolifera su larga scala è ormai concreta.

Nello stesso post su Truth Social, Trump ha celebrato il salvataggio di un colonnello americano il cui caccia F-15 era stato abbattuto, scrivendo a caratteri maiuscoli «CE L'ABBIAMO FATTA!». Ha descritto l'aviatore salvato come un «colonnello molto rispettato» che era stato «gravemente ferito, e davvero coraggioso» durante la sua terribile esperienza dietro le linee nemiche. L'operazione di recupero è andata a buon fine e ha fornito un raro momento di buone notizie in mezzo al più ampio conflitto. Però i dettagli sulle condizioni del colonnello restano ancora limitati, così come le informazioni sulla località in cui è stato ritrovato.

Nonostante la retorica bellicosa proveniente da Washington, i funzionari iraniani non hanno mostrato alcun segno di voler indietreggiare. Teheran ha avvertito che sia gli Stati Uniti sia Israele subiranno quello che hanno definito il «castigo dell'inferno» se il conflitto continuerà ad espandersi oltre la sua portata attuale. Entrambe le parti sembrano intrappolate in un pericoloso ciclo di minacce crescenti, con ciascuna che promette conseguenze devastanti se l'altra andrà oltre. C'è già chi parla della possibilità che questa guerra di parole possa rapidamente degenerare in una fase molto più distruttiva, perché nessuna delle due parti sembra disposta a cercare un compromesso.

La comunità internazionale si è mostrata sempre più allarmata dalla traiettoria del conflitto. Durante la messa di Pasqua di domenica, Papa Leone XIV ha rivolto un appassionato e commovente appello contro i conflitti armati in tutto il mondo, esortando i leader mondiali a perseguire il dialogo piuttosto che la distruzione. Il messaggio del pontefice ha avuto grande risonanza mentre milioni di persone seguivano la cerimonia dalla Città del Vaticano, benché resti da vedere se questo appello avrà un effetto moderatore su Washington o su Teheran. La verità è che la diplomazia internazionale si trova già in una situazione di estrema difficoltà.

I mercati dell'energia rimangono estremamente tesi perché gli operatori valutano la probabilità di un'interruzione dei flussi petroliferi attraverso lo Stretto di Hormuz. Gli analisti avvertono che anche una chiusura temporanea potrebbe spingere i prezzi del petrolio a livelli che non si vedevano da decenni, con effetti a cascata sull'inflazione e sui costi per i consumatori. È ormai una certezza che qualsiasi escalation militare avrà ripercussioni economiche enormi a livello mondiale. Mentre la scadenza si avvicina, i canali diplomatici tra le due nazioni sembrano completamente bloccati, e diversi paesi alleati stanno cercando senza successo di mediare dietro le quinte in questa crisi sempre più pericolosa.

Fonti: NPR, Fox News, Axios, Time, Washington Examiner

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