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Rapporto ONU: i data center globali hanno consumato 448 TWh nel 2025, pari alla Francia

Pubblicato il 10 giugno 2026 729 visualizzazioni

Un rapporto esaustivo pubblicato dall'Istituto dell'Università delle Nazioni Unite per l'Acqua, l'Ambiente e la Salute ha rivelato che i data center globali hanno consumato 448 terawattora di elettricità nel 2025, una cifra che li classificherebbe come l'undicesimo maggior consumatore di elettricità al mondo, più o meno alla pari con l'intera nazione francese. Il rapporto, intitolato Costo Ambientale dell'Uso Energetico dell'IA: Impronte di Carbonio, Acqua e Suolo, fornisce la valutazione più dettagliata finora realizzata sull'impatto ambientale causato dalla rapida espansione delle infrastrutture di intelligenza artificiale a livello mondiale.

Lo studio ha rilevato che i carichi di lavoro specifici dell'IA rappresentavano circa il 20 per cento del consumo totale di elettricità dei data center nel 2025, una quota che i ricercatori prevedono raddoppierà al 40 per cento entro il 2030. Guardando al futuro, il rapporto avverte che il consumo totale di elettricità dei data center potrà raggiungere i 945 terawattora entro la fine del decennio, il che rappresenterà quasi il 3 per cento della domanda globale di elettricità. Una crescita così marcata eserciterà un'enorme pressione sulle reti elettriche esistenti e potrà compromettere gli impegni climatici internazionali, a meno che non sia accompagnata da investimenti massicci nelle energie rinnovabili.

Oltre al consumo di elettricità, il rapporto documenta l'impressionante impronta idrica delle operazioni globali dei data center. I sistemi di raffreddamento di queste strutture hanno consumato circa 4.500 miliardi di litri d'acqua nel 2025, un volume sufficiente a soddisfare i bisogni idrici di base di più di 600 milioni di persone nell'Africa subsahariana. La natura idrovora del raffreddamento dei data center ha già provocato conflitti in diverse aree geografiche, poiché queste strutture competono con gli utenti agricoli e residenziali per risorse idriche dolci sempre più scarse.

Le emissioni di carbonio associate alle operazioni dei data center hanno raggiunto i 189 milioni di tonnellate metriche di CO2 nel 2025, secondo quanto emerso dal rapporto ONU. Le proiezioni indicano che questa cifra potrà più che raddoppiare fino a raggiungere i 400 milioni di tonnellate metriche entro il 2030, un livello paragonabile alle emissioni annuali totali di carbonio del Regno Unito. Il rapporto osserva perciò che entro il 2030, l'elettricità consumata dai data center avrebbe potuto alternativamente fornire energia a 1,3 miliardi di persone nell'Africa subsahariana per più di cinque anni.

Gli autori del rapporto chiedono con urgenza la creazione di quadri normativi per gestire l'impronta ambientale dell'intelligenza artificiale. Essi sostengono che gli attuali impegni volontari delle aziende tecnologiche sono insufficienti ad affrontare la portata del problema e che sono già necessari standard internazionali vincolanti affinché lo sviluppo dell'IA non comporti un costo ambientale inaccettabile. Il rapporto raccomanda valutazioni obbligatorie di impatto ambientale per la costruzione di nuovi data center, standard di efficienza per i sistemi di raffreddamento e requisiti per l'approvvigionamento di energie rinnovabili.

Queste conclusioni giungono nel contesto di un boom senza precedenti nella costruzione di data center a livello mondiale, alimentato principalmente dalla domanda delle grandi società tecnologiche che competono per realizzare infrastrutture destinate ai servizi di IA generativa. I difensori dell'ambiente hanno già colto questo rapporto dell'ONU come prova che l'industria dell'IA necessità di una regolamentazione ambientale molto più rigorosa rispetto a quella attualmente in vigore.

Fonti: United Nations, Business Standard, EurekAlert, Brookings

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