Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha convocato una riunione d'emergenza giovedì 16 gennaio 2026 per affrontare le proteste mortali in Iran e le crescenti preoccupazioni per un potenziale intervento militare statunitense. La sessione, richiesta dagli Stati Uniti, ha riunito diplomatici dei 15 paesi membri per discutere la crisi in escalation che ha causato migliaia di morti.
L'ambasciatore statunitense Mike Waltz ha lanciato un severo avvertimento durante i lavori, sottolineando che il presidente Trump rimane impegnato nell'azione piuttosto che nella retorica diplomatica. Ha dichiarato che tutte le opzioni rimangono sul tavolo per fermare quello che ha descritto come il massacro in corso di manifestanti pacifici da parte delle forze di sicurezza iraniane. L'amministrazione Trump ha ripetutamente segnalato la sua disponibilità a considerare opzioni militari se la violenza dovesse continuare.
Il rappresentante permanente aggiunto dell'Iran all'ONU ha respinto fermamente le accuse contro il regime, definendo i rapporti sulle forze di sicurezza che uccidono manifestanti come narrazioni fabbricate. Il diplomatico iraniano ha affermato che le forze di sicurezza stavano affrontando cellule terroristiche armate con collegamenti all'ISIS, e ha avvertito che sebbene l'Iran non cerchi il confronto, risponderà in modo deciso a qualsiasi aggressione statunitense. Teheran ha costantemente incolpato forze esterne, in particolare Washington, di orchestrare i disordini.
Russia e Cina hanno espresso forte sostegno all'Iran durante la riunione. L'ambasciatore russo Vassily Nebenzia ha dichiarato la solidarietà di Mosca con Teheran, affermando che forze esterne ostili stanno tentando di sfruttare la situazione. Il rappresentante cinese ha espresso sentimenti simili, sostenendo che gli affari iraniani dovrebbero essere decisi indipendentemente dal popolo iraniano senza interferenze straniere.
La Sottosegretaria Generale dell'ONU Martha Pobee ha espresso allarme per le dichiarazioni pubbliche che suggeriscono possibili attacchi militari contro l'Iran, avvertendo che tali minacce esterne aggiungono volatilità a una situazione già esplosiva. Gli osservatori dei diritti umani hanno documentato arresti di massa che superano i 18.000 detenuti a metà gennaio, mentre le stime del bilancio delle vittime della repressione continuano ad aumentare durante un blackout di Internet di una settimana imposto dalle autorità.
Il Consiglio di Sicurezza ha anche ascoltato testimonianze di rappresentanti della società civile, tra cui la giornalista iraniano-americana Masih Alinejad, che ha chiesto azioni concrete per rendere giustizia alle vittime della repressione. Ha esortato la comunità internazionale ad andare oltre le dichiarazioni e a prendere misure significative per ritenere responsabili coloro che hanno ordinato i massacri.
La riunione d'emergenza si è conclusa senza una risoluzione unificata, evidenziando le profonde divisioni tra i membri del Consiglio di Sicurezza su come rispondere alla crisi. Le nazioni occidentali hanno chiesto responsabilità e protezione dei manifestanti, mentre Russia e Cina hanno bloccato qualsiasi misura che potesse essere vista come interferenza negli affari interni iraniani. La situazione rimane volatile mentre la comunità internazionale si confronta con priorità contrastanti di protezione dei diritti umani e interessi geopolitici.